Elisa, Heart
Sugarmusic – Warner Music Italy 2009
Heart è il sesto album in studio per Elisa Toffoli ed esce a una dozzina di anni dal suo disco di esordio, Pipes & flowers (1997), prodotto da Corrado Rustici, e a cinque anni di distanza dal suo ultimo lavoro di inediti, Pearl days (2004).
Si tratta per certi versi di un disco “casalingo”, perché prodotto dalla stessa Elisa e dal suo chitarrista, compagno di vita e padre della sua bambina, Andrea Rigonat, ed anche perché suonato dalla storica band che da sempre accompagna Elisa nei tour. Nessuna produzione estera, dunque, nessun ricorso a turnisti stranieri e nessuna fuga compositiva oltreoceano.
Elisa era una musicista ed autrice strutturata all’uscita del suo primo lavoro, arrivato sul mercato discografico quando lei era appena ventenne, per cui il discorso della maturità artistica nel suo caso sarebbe del tutto inutile. A differenza di cantanti-autrici sostanzialmente sue coetanee come Carmen Consoli, Elisa non ha perso negli anni la freschezza espressiva e non si è involuta. Tuttavia, non è nemmeno cresciuta più di tanto.
Di questo si ha conferma analizzando i testi di Elisa. Si prenda Someone to love, i cui versi tra l’altro recitano: “You call me your friend, you decide i can stay/ To learn your faults and love you anyway/ To see your world and all your secret fears/ Reveal your beauty waiting to be seen/ Or just to know what you mean.../ When you finally open the door/ To let everything in/ You’ll find out you’re not alone /And that you are someone to love”. Oppure Poems by God (“The lives i’m living just by sitting on this train/ The light upon a face that I may never see again/ The words you said that/ I could never understand I could not read/ The big letters of poems written by.../ God… by God…”). Ebbene, con tutto il rispetto, si ha netta la percezione che si tratti di testi più consoni ad una adolescente, pur se piuttosto sensibile, che a una donna di trentatre anni. Stessa cosa si può dire delle altre undici composizioni che compongono Heart (a cui si aggiunge una cover di Mad World dei Tears for fears).
Tutto questo è accentuato dall’alto livello del lato musicale delle varie composizioni, che a mio avviso diviene ottimo in brani come Lisert, The big dipper e This knot e che ha un solo punto debole nell’inutile e davvero malriuscita Forgiveness. Questa è l’unica pecca di Heart, che per il resto è un disco godibile e meritevole di ascolto.









