Il Venezuela, Chavez e la rivoluzione socialista. Intervista a Inaki Gutierrez

di Dario Bevilacqua


Il centro culturale Teresa Careño ospita un cinema, un teatro, diversi musei e alcuni bar. Tutti gestiti dallo Stato. L’ingresso è rigorosamente gratuito e i costi del cibo e delle bevande sono contenuti.

Seduto a un tavolo all’aperto, circondato da bambù e piante rigogliose, incontro Iñaki Gutiérrez (che, come per alcune sue pubblicazioni, preferisce omettere il proprio nome, facendosi chiamare come un suo vecchio zio rivoluzionario), docente di Diritto internazionale e diritti umani dell’Università Bolivariana del Venezuela e collaboratore del Ministero delle Comunicazioni, che ci racconta la rivoluzione socialista del presidente Hugo Chávez.

Allora, vogliamo cominciare con un po’ di storia: come nasce il fenomeno Chávez e la sua rivoluzione bolivariana?

Chávez entra in gioco nel 1992, con un tentato colpo di stato contro Carlos Andres Perez, eletto nel 1988, e poi rieletto nuovamente grazie alla nazionalizzazione dell’industria petrolifera.

Quindi le nazionalizzazioni iniziano prima di Chávez?

Certamente. Ma si trattava di nazionalizzazioni che favorivano le multinazionali del petrolio. Mio nonno diceva sempre che se in un contratto le due parti sono soddisfatte, allora c’è qualcosa che non va perché in realtà una delle due ha prevalso. Il contratto perfetto è quando entrambi sono insoddisfatti, perché il rapporto continuerà per migliorarlo. Nel caso delle nazionalizzazioni di Perez, entrambi i contraenti erano soddisfatti, ma in realtà le multinazionali si sono avvantaggiate in modo significativo e per molti anni hanno fatto grandi affari. Con la nazionalizzazioni di Chávez, era il governo Venezuelano a essere soddisfatto e non le multinazionali. Che invece ci hanno rimesso.

Bene. Torniamo al colpo di stato del 1992.

Con Perez viene approvato un sistema assolutamente fedele al modello neo-liberista. Fino a quel punto il Venezuela aveva ottenuto risultati positivi in termini di garanzie democratiche (dopo la seconda guerra mondiale è stato uno dei pochi Paesi dell’America Latina a non essere vittima di un modello autoritario), ma la situazione socio-economica e dell’equità sociale era un disastro. E le riforme neo-liberiste di Perez, con tanto di aumento della gasolina, sono state la goccia che ha fatto traboccare il vaso. E così si sono verificati i primi casi del cosiddetto “caracazo” – cioè saccheggi e moti popolari, spontanei – dovuto all’aumento del costo della benzina e di tutto il resto, in special modo del trasporto pubblico. La soluzione, per Perez, era far intervenire l’esercito. Le repressioni sono state durissime. Fonti ufficiali parlano di 200 morti, ma in realtà furono più di 2000. Uccisi dall’esercito venezuelano, usato contro il suo stesso popolo. E questo avvenne in pochi giorni. Era troppo.

Chávez, da militare e insieme ad altre figure militari, decise di intervenire con un colpo di stato. Che si rivelò fallimentare. Ma, una volta appurato che fosse impossibile prendere il palazzo presidenziale, non si diede per vinto e chiese due minuti in televisione per parlare. E quello che disse è ancora ricordato e rimane una delle frasi fondamentali della sua ascesa al potere: “Per favore, tutti i militari tornino a casa, io sono l’unico responsabile, i nostri obiettivi non sono stati raggiunti… per ora,”, implicando che qualcosa sarebbe accaduta in futuro. Chávez viene arrestato, va in galera e, graziato, partecipa alle elezioni del 1998, che vince con una grandissima maggioranza.

Ma come ha sostenuto la sua campagna elettorale?

La cosa incredibile è che egli ottenne moltissimi finanziamenti, perché i poteri forti pensavano che fosse l’ennesimo militare facile da manipolare. E invece si rivelò tutto il contrario.

Il primo intervento fu l’approvazione di una nuova Costituzione nel 1999 e una serie di leggi rivoluzionarie tra il 1999 e il 2001, che hanno compromesso le buone relazioni con l’oligarchia economica del Paese, soprattutto i petrolieri.

Bene. E cosa succede nel 2002 di cui oggi (il 13 aprile 2012) è il decennale?

Le politiche cháviste hanno creato molti malumori nell’oligarchia e nei poteri forti, polarizzando il conflitto politico. L’11 aprile 2002 c’è un nuovo colpo di stato, questa volta dell’opposizione. Coinvolgendo una massa di manifestanti e un gruppo cospicuo di militari, gli oppositori di Chávez assediano il palazzo presidenziale, intimandogli di dimettersi. E minacciando di bombardare il palazzo, dove peraltro si erano rifugiati molti esponenti del governo. Chávez parla con Castro e, d’accordo con il presidente cubano, decide di non dimettersi e di consegnarsi agli oppositori. Viene tratto in arresto nella notte tra l’11 e il 12 aprile. La mattina successiva viene istituito un nuovo governo di transizione, presieduto da Carmona e ogni tentativo di protesta da parte dei cittadini viene represso nel sangue. Ma il popolo venezuelano non si arrende: con una serie di moti spontanei, appoggiati da una parte di militari fedeli a Chávez assedia, nella giornata del 13 aprile, il palazzo presidenziale. I nuovi governanti sono costretti a fuggire e nella notte, in un’ovazione di folla, Chávez torna al palazzo, per essere nuovamente il presidente venezuelano1.

Passiamo alle politiche concrete. Durante il suo mandato quali sono le misure, le riforme più importanti, grazie alle quali Chávez sta attuando la sua rivoluzione socialista?

Come risultati concreti, effettivamente ottenuti, ne possiamo citare molti. Il debito pubblico è stato ripianato. In 10 anni le percentuali di persone che vivono in condizioni di povertà sono state radicalmente ridotte: la povertà è diminuita del 60%. Le fonti vengono da organizzazioni internazionali (secondo lo standard dei 2 dollari al giorno). L’Organizzazione mondiale del Lavoro ha stabilito che la disoccupazione è, oggi, del 7%, mentre prima era del 20%2.

In che modo ha ridotto la povertà? Sono stati introdotti degli strumenti assistenziali di tipo welfaristico?

Sostanzialmente migliorando e rendendo gratuiti alcuni servizi fondamentali: assistenza, educazione, sanità, energia, acqua3.

Poi, ad esempio, il salario minimo in Venezuela è il secondo più alto nell’America Latina. La bolletta del gas è la più economica del mondo: l’elettricità costa 1,5 euro al mese.

Ma come ha fatto a mantenere le tariffe così basse? Con le nazionalizzazioni?

Nazionalizzazioni, certo, ma anche sfruttando e redistribuendo in modo equo la ricchezza proveniente dal petrolio. Perché adesso il controllo delle industrie è in capo al governo. E anche le stesse industrie – pubbliche – pongono in essere sistemi assistenziali. Per esempio Pdvsa (la compagnia petrolifera nazionale, ndr) ha contribuito allo sviluppo di un’Università pubblica e gratuita con finanziamenti e istituzione di progetti.

Ma ora che lo Stato gestisce e fornisce tutti questi servizi pubblici, i prezzi sono mantenuti bassi per consentire a tutti di fruirne.

Sì, e alla fine ci sono prezzi diversi, a seconda anche della zona e dell’appartamento che si possiede. Quindi non è semplice assistenzialismo universale, ma c’è una selettività. Ad esempio, una ragazza che conosco che vive in una zona molto povera paga l’equivalente di 40 centesimi di euro al mese, mentre un altro amico, che vive in un’area molto ricca di Caracas e in un bell’appartamento, paga 50 euro. E’ come la progressività della tassazione: Se sei ricco paghi di più, se sei povero paghi di meno.

E questa è anche una ragione per cui il Venezuela – secondo stime ONU e non di Chàvez – ha il più alto “Indice di Gini” dell’America Latina: la distanza tra il 20% più ricco e il 20% più povero è la più bassa dell’America latina4.

E ci sono molti altri indicatori che evidenziano i buoni risultati delle politiche economiche adottate dai governi di Chávez. Si è passati da una economia incentrata esclusivamente sul petrolio a una più diversificata; si è cercato di incentivare al massimo il settore agricolo.

Ma anche l’agricoltura è gestita dallo Stato?

In questo settore si è cercato di contrastare il latifondo, restituendo la terra ai cittadini ma supportandoli anche con strumenti, attrezzatura e diffusione di tecniche e conoscenze agricole, affinché i beneficiari di questi interventi potessero divenire autonomi e indipendenti. In modo da evitare che dopo un certo periodo i contadini vadano in bancarotta, finendo per vendere di nuovo le terre ai vecchi latifondisti.

(Su questi temi si veda: “Indicadores, soberanía alimentaria”, Venezuela de Verdad, 31 de Mayo de 2011, http://www.venezueladeverdad.gob.ve/content/soberan%C3%AD-alimentaria).

Ma come fa lo Stato a gestire tutte queste attività economiche in modo efficiente? Non c’è il rischio di andare in perdita con entrate così basse?

Prendiamo ad esempio le compagnie telefoniche. Una delle compagnie operanti sul Paese è stata nazionalizzata, peraltro con un costo altissimo, pagato ai proprietari dell’impresa. A quel punto le tariffe sono crollate per decisione governativa. Tuttavia, grazie anche a una concorrenza spietata alle altre compagnie, in un anno lo Stato ha recuperato le spese e ha costretto anche i concorrenti ad abbassare i prezzi. Molto più efficiente delle privatizzazioni europee. E questo grazie alla situazione di monopolio, adoperata per contrastare il cartello oligopolistico che si era creato in precedenza con tre compagnie tutte private.

Parliamo di istruzione e sanità.

C’è una bella frase di Chávez: “se vogliamo porre fine alla povertà dobbiamo dare il potere alle persone”. E dare il potere alle persone significa istruirle. L’educazione è il migliore investimento per questo, anche se i frutti si vedranno nel lungo periodo. Ma è fondamentale notare che rispetto al Pil nazionale, che è raddoppiato negli ultimi dieci anni, il governo venezuelano, nello stesso periodo, ha triplicato l’investimento per la formazione e l’istruzione. Per questo siamo la quinta Università del mondo per numero di iscritti: da 400.000 iscritti a 2.600.0005.

Nelle scuole elementari i bambini stanno fino al pomeriggio e ricevono colazione, pranzo e merenda. Così i genitori possono lavorare e poi andare la prenderli. E tutto è gratuito.

E, grazie a un accordo con il Portogallo, sono stati acquistati 1.800.000 computer da destinare ai bambini nelle scuole. In modo che ognuno abbia il suo computer, così da adeguare il sistema scolastico alle esigenze della modernità.

Infine, anche all’Università – aperta a tutti senza che vi sia una retta, nemmeno una tassa annuale – sono previsti pasti e trasporti gratuiti per gli studenti e per il personale docente.

Ma la qualità?

Beh, onestamente, in questo siamo ancora indietro. Ma permettimi una critica alla presunta eccellenza europea, dove il sapere è sempre più elitario e fumoso. Qui l’Università è veramente di massa: serve a formare il popolo e si rivolge a tutti. Per questo la didattica è privilegiata alla ricerca e i programmi sono piuttosto accessibili. E c’è un professore ogni 30 studenti, il che vuol dire tantissimi docenti, alcuni dei quali, per forza di cose, non sono così preparati, ma si dedicano completamente all’insegnamento e alla formazione dei loro studenti. Per ora portiamo tutti a un buon livello, nel medio periodo avremo anche l’eccellenza. Al contrario, in Europa spesso i professori non sono realmente interessati a formare i loro studenti e anche se sono dei luminari, il loro sapere non viene trasmesso.

Passiamo alla sanità.

Prima di Chávez, con il sistema capitalista, i dottori vedevano i pazienti come clienti; la sanità pubblica era a un livello infimo, mentre quella privata era inaccessibile ai più; tutti i dottori, specialmente i migliori, prediligevano il settore privato. Chávez ha provato a cambiare il sistema e il processo è ancora in divenire anche per la forte resistenza dei dottori, che non vogliono vedere ridotti i loro guadagni. Chávez, che tra le altre cose ha dato vita a un programma che porta i dottori nei barrios e nelle favele6.

Ma i servizi sanitari sono gratuiti per i cittadini o no?

Assolutamente gratuiti. E i dottori sono moltissimi. Circa uno ogni 2000 abitanti, senza contare i dottori cubani, che è una proporzione buona per le statistiche internazionali.

Ora tre argomenti delicati: diffusione della cultura, libertà di pensiero e garanzie democratiche.

Cominciamo dall’offerta culturale e dalla possibilità, per chi produce cultura, di proporre le sue idee e i suoi progetti.

Nella società capitalista la cultura è ormai divenuta un prodotto di consumo per le élites capitaliste. Qui i teatri sono aperti a tutti e gratuiti. La qualità è bassa, ma l’accesso è per tutti. I musei sono gratuiti. La cultura non è consumo perché è gratuita.

Anche gli investimenti in un settore non sono legati al ricavo che da quel determinato ambito artistico si ottiene. Prendiamo ad esempio le scuole di musica: al momento 2 milioni di persone stanno studiando musica di contro a un sistema che è sempre stato rivolto a pochi e se tra questi 2 milioni anche l’1% ce la farà, avremo comunque un buon numero di artisti di grande livello. Tra le altre cose sono stati inaugurati molti teatri e cinema nei barrios (nelle favele più povere): è la cultura che raggiunge chi ha meno strumenti per ricercarla.

Che possiamo dire della libertà di espressione, a livello culturale? Non c’è troppo orientamento politico pro Chávez?

Sì, è innegabile che ci sia un eccesso di orientamento politico già nella produzione e nell’offerta culturale. È innegabile che i premi siano politicizzati. Ma tutto ciò avviene pure in Europa solo che lì va a favore della destra!

Certamente gli artisti sono orientati politicamente, solo gli angeli non hanno sesso! Nessuno è veramente neutrale. E i nostri valori sono: no consumismo, sostenibilità, uguaglianza. Certo, se portiamo un cinema in un barrio non trasmetteremo un film di Hollywood, ma magari “La classe operaia va in paradiso”.

La libertà di espressione però si raggiunge attraverso l'istuzione e noi lavoriamo per educare le masse. Le masse, una volta istruite e rese consapevoli e coscienti, saranno in grado di giudicare, di farsi un’idea, di comprendere le premesse politiche o ideologiche che sono dietro un film, un’opera teatrale o un quadro. Solo così saranno libere di scegliere.

Che possiamo dire delle garanzie democratiche?

Intanto dobbiamo sottolineare l’importanza della rappresentanza diretta: noi abbiamo un sistema presidenzialista, sarebbe impossibile avere un Governo come quello di Monti, qui. Le persone votano coloro che li governano e l'unica forma di populismo che potrebbe interessare Chávez è il rapporto diretto che esiste tra lui e gli elettori.

Altra critica che viene mossa al Presidente, oltre a quella di populismo, c'è quella di trasformarsi nei fatti in un modello autoritario, ma in realtà bisogna tenere presente che di “poteri” – distinti e bilanciati – ce ne sono addirittura cinque: il Presidente, eletto dal popolo; il Parlamento, eletto sempre dal popolo ma in una elezione separata; i giudici; l’Ombudsman che rappresenta la società civile; e altri due procuratori generali con una funzione di controllo interno sulla contabilità e sull'esecutivo.

Ma il peso del governo chávista c’è in tutti i poteri e si vede!

Vero, ma il punto qual è? È che qui hai una maggioranza tale a favore di Chàvez che sarà impossibile evitare che in certi posti di potere ci sia effettivamente un chàvista. Nell’ultime elezioni – che dobbiamo considerare assolutamente legittime, vista l’approvazione che hanno ricevuto da vari organismi internazionali, tra cui l’ONU e la Fondazione di Jimmy Carter – Chávez ha ottenuto il 63% dei consensi. In passato il consenso era addirittura maggiore. Ma non è dittatura: è un grande successo democratico.

E poi c’è il “revocatorio”.

Ah, ecco, il referendum revocatorio.

Se a metà del mandato l’opposizione ottiene il 20% dei voti a favore può chiedere il referendum revocatorio, per sfiduciare il presidente in carica. Se nel referendum ottieni gli stessi voti delle elezioni precedenti più uno, a favore della sfiducia, il Presidente deve dimettersi. Questo è un sistema correttivo che può intervenire molto presto, dopo solo due anni di governo. Chávez è stato sottoposto al referendum revocatorio ed è stato confermato.

Parliamo infine dei media, che sono decisivi.

Permettimi di essere un po’ manicheo e di parlare di media chávisti e media antichávisti: il 95% dei giornali sono nelle mani dell’opposizione; il 70% delle radio è dell’opposizione; il 60% dei canali televisivi pubblici appartiene all’opposizione. Per non parlare dei canali privati, che ovviamente seguono un’impostazione neo-liberalista. Dov’è la dittatura o la mancanza di pluralismo?

Questo è un punto importante per comprendere il fenomeno Chávez e distinguerlo dai veri populismi, come quello di Berlusconi che, a differenza del Presidente venezuelano, effettivamente possiede un controllo notevole dei media. Certo, questa forte polarizzazione non favorisce un confronto sereno ma non si può dire che il governo indottrini i suoi cittadini7.

E i diritti civili, le libertà individuali, ad esempio degli omosessuali e delle donne?

Qui siamo indietro, ma anche per una questione culturale, visto che quella venezuelana è una società ancora fortemente machista. Il cammino per arrivare al livello europeo è ancora lungo ed è vero che in Venezuela questi diritti non godono di garanzie sufficienti.

E un altro problema è quello della sicurezza.

E anche qui tocchi un nervo scoperto. L’insicurezza dei cittadini, specialmente in alcune zone, come a Caracas, è ancora elevata. Questo però non vuol dire che il Governo la favorisca o sia complice, come dice parte dell’opposizione, ma certo le misure per contrastarle non si sono ancora rivelate efficaci.

Bene. Certo tu ci hai parlato di molti processi che possiamo definire rivoluzionari o se non altro di riforma radicale. A dispetto di alcuni successi però dobbiamo dire che il processo è ancora in divenire, dobbiamo attendere ancora un po’ per vedere certi frutti della rivoluzione bolivariana. O no?

Sì, se fossimo un seme piantato nel terreno dieci anni fa, adesso vedremmo la pianta, ma non ancora le foglie o i fiori. Il processo è lungo ed è pensato sul lungo periodo. E la natura umana è pur sempre difficile da gestire e imprevedibile, ma le premesse per creare una nuova società, autenticamente socialista, ma differente rispetto agli errori del passato, ci sono tutte. Dobbiamo far crescere quella piantina.

E alle prossime elezioni del 7 ottobre?

Vincerà Chávez.


. Si tratta di un documento eccezionale perché, per una casualità, i documentaristi irlandesi che hanno realizzato il reportage si trovavano proprio nel palazzo presidenziale nei giorni del golpe e del contro-golpe

2 Qui alcune fonti: Venezuela ha reducido las personas que viven con menos de 1 dólar al día de 14,2% de la población en 1998 a 3% en 2006 (con datos de 2010): Objetivos de Desarrollo del Milenio: Perfiles de Países, República Bolivariana de Venezuela, CEPAL, http://interwd.cepal.org/perfil_ODM/perfil_pais.asp?pais=VEN&id_idioma=1. Igualmente la población en situación de indigencia descendió de 21,7% en el año 1999 a 10,7% en el año 2010: Objetivos de Desarrollo del Milenio: Perfiles de Países, República Bolivariana de Venezuela, CEPAL, http://interwd.cepal.org/perfil_ODM/perfil_pais.asp?pais=VEN&id_idioma=1

3 Ad esempio, in tema di educazione: La inversión en Educación de Venezuela alcanzó según el Banco Mundial para el trienio 2007 y 2009 el 3,7%. Este tipo de esfuerzos han contribuido a que Venezuela sea un país libre de analfabetismo desde hace varios años, con una tasa de alfabetización que para el año 2007 se situaba en 98,4% de la población: Objetivos de Desarrollo del Milenio: Perfiles de Países, República Bolivariana de Venezuela, CEPAL, http://interwd.cepal.org/perfil_ODM/perfil_pais.asp?pais=VEN&id_idioma=1)

(In tema di salute i successi sono altrettanto significativi, ad esempio: Los logros en el área de Salud han sido también muy importantes, ejemplo de ello es que la esperanza de vida ha ido incrementándose para situarse en el año 2009 en 75 años (Life expectancy, Global Health Observatory Data Repository, World Health Organization, http://apps.who.int/ghodata/?vid=710), mientras que entre 1990-1995 era de 71,5 años: Esperanza de vida al nacer, Salud, Estadísticas e Indicadores de Cohesión Social, CEPALSTAT, http://websie.eclac.cl/sisgen/ConsultaIntegradaFlashProc.asp.

4 Si veda, ad esempio, Objetivos de Desarrollo del Milenio en América Latina y el Caribe, Meta 1.A: Pobreza, Índice de concentración de Gini, (CEPAL), http://websie.eclac.cl/sisgen/ConsultaIntegradaFlashProc.asp

5 Los alumnos matriculados en la universidad se ha incrementado de 835 mil estudiantes en el año 2.000 a 2 millones 293 a finales del año 2010: “Matricula Total de Educación Universitaria en Venezuela (Pregrado-Postgrado 2008-2010)”, Ministerio del Poder Popular para la Educación Superior, Noviembre de 2009, http://www.mppeu.gob.ve/web/uploads/PDF/Global.pdf). E anche l’UNESCO ha riconosciuto i successi del governo (Según la UNESCO, Venezuela logra el segundo lugar en América Latina y el quinto del mundo de matrícula universitaria, llegando al 83%: Unesco, Venezuela es el segundo país de América Latina con mayor matrícula universitaria, Globovisión, 17 de Septiembre de 2010, http://historico.globovision.com/news.php?nid=161931

6 Desde la creación del programa Barrio Adentro, en el año 2003, el número de consultas ha venido incrementándose, hasta alcanzar en febrero del año 2011, las 471 millones 515 mil: “Indicadores en Salud”, Venezuela de Verdad, 31 de Mayo de 2011, http://www.venezueladeverdad.gob.ve/content/salud), ha importato i dottori da Cuba, in cambio di petrolio. E questi dottori non si limitano solo a curare i malati, ma contribuiscono a formare i dottori – venezuelani – del domani. E anche la paga dei dottori pubblici è aumentata.

(Altri dati: Los esfuerzos en materia de Salud por parte de Venezuela han sido notables, mientras que en 1998 se dedicaba a este área el 6,3% del PIB, para el año 2010, dicha cifra se había incrementado al 7,8%: “Indicadores en Salud”, Venezuela de Verdad, 31 de Mayo de 2011, http://www.venezueladeverdad.gob.ve/content/salud

, prestando particolare attenzione al ruolo dei media televisivi dell’opposizione in occasione del colpo di stato dell’11 di aprile.



Condividi
 

Iscriviti alla newsletter di Amigi

Nome:

Email:

Amigi su YouTube

Guarda tutti i video dei nostri incontri

Amigi su Facebook

 

Historia Magistra e Amigi

 

Amigi collabora con la rivista "Historia Magistra" diretta da Angelo d'Orsi.

Vi invitiamo ad abbonarvi a "Historia Magistra" cliccando qui.

Siti amici

 

GTranslate

Basque Chinese (Simplified) English Finnish French German Greek Irish Portuguese Romanian Russian Spanish Swedish Ukrainian Vietnamese Yiddish

Amigi.org non rap­p­re­senta una tes­tata gior­nal­is­tica in quanto viene aggior­nato senza alcuna peri­od­ic­ità. Esso non può per­tanto con­sid­er­arsi un prodotto edi­to­ri­ale ai sensi della legge 7 marzo 2001, n°62.
Amigi.org non è respon­s­abile dei siti col­le­gati tramite link né del loro con­tenuto. Esso può infatti essere soggetto a vari­azioni nel tempo che non dipendono dalla nostra volontà.