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Francesco Erbani,
Roma. Il tramonto della città pubblica,
Editori Laterza,
Roma-Bari 2013
pp. 185
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di Piero Bevilacqua
La Roma che si presenta oggi alla nostra osservazione e per tanti di noi all'esperienza quotidiana della vita vissuta, costituisce un vasto e multiforme laboratorio in cui verificare, sulla base di prove storiche, di ambiti e materiali direttamente osservabili, il fallimento indiscutibile di una stagione del capitalismo italiano. E non solo. Nelle sue strutture materiali come nel clima della vita civile, si può leggere il rendiconto, con poche luci e con molte ombre, di un gruppo dirigente cittadino che ha incarnato a modo suo, ed entro le specifiche smagliature della tradizione urbanistica italiana, la cultura neoliberista trionfante negli ultimi due decenni. Una cultura interpretata, ovviamente, con varie gradazioni dai partiti e gruppi dirigenti romani, ma pur sempre unico orizzonte prospettico per l'intero ceto politico. Roma mostra oggi, con i suoi innumerevoli problemi irrisolti, con le sue confuse e oscure prospettive, quanto l'affidare gli spazi che per ragione storica fondativa sono pubblici e comuni – quelli appunto della Città – ai liberi e sregolati appetiti dei privati conduce ad esiti di ingovernabile disordine urbano e sociale.
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Manlio Rossi-Doria,
Scritti sul Mezzogiorno,
L'ancora del mediterraneo,
Napoli 2003,
pp.237
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di Roberta Biasillo
Questa edizione degli Scritti sul Mezzogiorno rientra nel più vasto progetto, diretto da Michele De Benedictis, di (ri)pubblicazione delle opere di Manlio Rossi-Doria.
La raccolta in questione mette insieme interventi di natura eterogenea, scritti dal 1961 al 1981, accomunati dal tentativo di raccontare e spiegare il cambiamento profondo che il Mezzogiorno vive in questi decenni, fuori da ogni retorica e retaggio ideologico. L'originalità e anche il suo essere fuori dal coro sono figli del suo metodo di lavoro e della sua idea di intellettuale: «individuare il problema è il primo passo di ogni ricercatore; la formalizzazione, l'analisi, ed eventualmente la soluzione possono venire soltanto in uno stadio successivo» (p.12). Studio e intervento nella società sono due facce della stessa medaglia: formazione solida, convinzioni profonde e necessità di esternare le proprie idee sono le tre caratteristiche che uno studioso dovrebbe avere perché «chi studia soltanto per sé, non compie opera socialmente meritevole» (p.13).
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Paolo Berdini – Daniele Nalbone,
Le mani sulla città.
Da Veltroni ad Alemanno storia di una capitale in vendita,
Edizioni Alegre, Roma 2011, pp. 155.
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di Roberta Biasillo
A un primo livello di lettura Le mani sulla città sembra un solido libro di inchiesta circa le diverse modalità con cui gli imprenditori del settore edilizio operanti nella Capitale hanno “investito” sugli esponenti politici di turno. Ed è indubbiamente così, ma non solo così. Alle ben documentate analisi di casi simbolo romani si aggiungono due riflessioni più “teoriche” sul significato di città e su quello di urbanistica che si sono affermati negli ultimi anni a cura di Paolo Berdini – docente di Urbanistica all’Università di Roma Tor Vergata, consulente per le pubbliche amministrazioni, ingegnere, membro del consiglio nazionale del Wwf e autore di altri libri sullo stesso tema quali La città in vendita e Breve storia dell’abuso edilizio in Italia, entrambi editi da Donzelli.
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Michele Roccato, Terri Mannarini
Non nel mio giardino. Prendere sul serio i movimenti Nimby
Il Mulino, Bologna 2012
pp. 170.
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di Serena Casu
Nel dibattito pubblico che si sviluppa intorno alla costruzione di grandi opere o di impianti controversi è frequente l'utilizzo del termine Nimby (Not In My Back Yard, Non nel mio giardino) per riferirsi a quella parte di popolazione locale che si oppone alla costruzione nel proprio territorio di un'opera sgradita. Indipendentemente dai casi specifici, il termine contiene in sé una valutazione negativa delle opposizioni locali. Queste sono accusate di voler difendere l'integrità del proprio territorio – il proprio “giardino” - a scapito di quello che viene considerato l'interesse collettivo, rappresentato dalla costruzione dell'opera.
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Donato Verrastro La terra inespugnabile. Un bilancio della legge speciale per la Basilicata tra contesto locale e dinamiche nazionali (1904-1923) Il Mulino, Bologna 2011 pp. 328.
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di Roberta Biasillo
Donato Verrastro, ricercatore di Storia Contemporanea presso l'Università di Salerno, dedica la sua terza monografia La terra inespugnabile. Un bilancio della legge speciale per la Basilicata tra contesto locale e dinamiche nazionali (1904-1923) alla ricostruzione e alla valutazione di quanto seguì al primo intervento straordinario nel Mezzogiorno. L'autore ricostruisce venti anni di storia lucana e nazionale cogliendone i nessi con il passato e il lascito – nel bene e nel male – per il futuro. Lo stile è chiaro e scorrevole, tanto che a volte dà al lettore l'impressione di trovarsi davanti a un romanzo storico sempre estremamente accurato e dettagliato. La piacevolezza nella lettura nulla toglie alla scientificità e al puntuale uso delle fonti.
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Alberto Asor Rosa
Le armi della critica. Scritti e saggi degli anni ruggenti (1960-1970)
Einaudi, Torino 2011
LXX-370pp.
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di Piero Bevilacqua
Che cosa può rendere attuali e perfino per tanti versi affascinanti gli scritti, di e su un decennio ormai lontano, di un protagonista della scena culturale italiana degli ultimi 40 anni? Forse basterebbe la qualità storica del periodo in questione: gli anni '60, senza dubbio il decennio epico della seconda metà del XX secolo, la pagina più intensa e più alta della storia italiana dello scorcio finale dell'età contemporanea.
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Federico Faloppa
Razzisti a parole (per tacer dei fatti)
Laterza, Roma-Bari 2011
145 pp., € 9,00.
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di Saverio Luzzi
Questo di Federico Faloppa è un libro che dovrebbe essere fatto leggere a tutti gli alunni dei licei e degli istituti di istruzione secondaria del nostro paese. Non ci è dato sapere quale fosse l’intento che Faloppa si è posto nel momento in cui ha iniziato a lavorare a Razzisti a parole (per tacer dei fatti), certo è che egli ha saputo rivelare gli italiani a loro stessi, smontando pazientemente la vulgata di comodo con cui i mass media di solito ci rappresentano e con la quale noi stessi tendiamo ad autorappresentarci, quella degli italiani generosi e accoglienti verso chi viene da fuori. È lo stereotipo degli “italiani brava gente” che tanto ci gratifica e che in misura non minore ci dipinge per quel che non siamo stati e che non siamo ancora capaci di essere.
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Paul Ginsborg e Enrica Asquer (a cura di)
Berlusconismo: analisi di un sistema di potere
Laterza, Bari 2011
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di Rosa Chiatti
Il libro curato da Paul Ginsborg ed Enrica Asquer intitolato Berlusconismo: analisi di un sistema di potere è il frutto del convegno, promosso dall'associazione della società civile Libertà e Giustizia e dalla rivista di storia contemporanea “Passato e presente”, che si è tenuto a Firenze da 15 al 17 ottobre 2010. Questo volume si compone di diciassette contributi che analizzano, utilizzando metodologie e paradigmi differenti, gli ultimi diciassette anni della vita politica del nostro Paese.
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Annarita Curcio
Le icone di Hiroshima. Fotografie, storia e memoria
Postcart, Roma, 2011
132 pp., € 12,00
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di Saverio Luzzi
Nell’epoca mediatica dell’homo videns e della benjaminiana riproducibilità tecnica dell’opera d’arte (e non solo) il potere delle immagini è grandissimo. Per questo, quando il 6 agosto 1945 l’aereo da guerra statunitense Enola gay sganciò una bomba atomica su Hiroshima (la tristemente celebre Little Boy) entrò in gioco la censura. Gli Stati Uniti temettero che la diffusione di fotografie che attestassero le immani sofferenze inferte alla popolazione giapponese potesse compromettere le motivazioni che portarono il presidente Harry Truman a bombardare Hiroshima e Nagasaki con ordigni nucleari.
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Gustavo Zagrebelsky,
Scambiarsi la veste. Stato e Chiesa al governo dell'uomo
Laterza, Roma-Bari 2010
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di Roberta Biasillo
All'inizio del Novecento Max Weber e Emile Durkheim avevano scommesso sulla progressiva ma inesorabile avanzata della secolarizzazione nelle società occidentali. A un secolo di distanza torna a riflettere sull'argomento Gustavo Zagrebelsky, docente di diritto costituzionale presso l'Università di Torino, presidente della associazione Libertà e Giustizia, già giudice e presidente della Corte Costituzionale e autore di un altro volume sul tema della laicità Contro l'etica della verità (2008) sempre per i tipi Laterza.
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Marco Gervasoni
Storia d'Italia degli anni Ottanta. Quando eravamo diversi
Marsilio, Venezia 2010
pp. 314.
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di Gregorio Sorgonà
Marco Gervasoni ricostruisce, in questo testo, uno spaccato della storia d’Italia degli anni ’80 il cui carattere prevalente è già introdotto dalla seconda parte titolo del libro, “Quando eravamo moderni”. La modernità, infatti, è la categoria principe che viene utilizzata per interpretare ed esprimere un giudizio sui protagonisti di quegli anni. L’ambito di esercizio del giudizio è, principalmente, relazionato al modo in cui le trasformazioni, e la modernizzazione, della società civile italiana vengono colte e rappresentate dalla società politica, qui divisa secondo l’ormai classica distinzione tra apocalittici e integrati.
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Leonardo Benevolo, La fine della città. Intervista a cura di Francesco Erbani, Laterza, Roma-Bari 2011, pp.160, € 12,00 |
di Saverio Luzzi
“Oggi in Italia l’urbanistica è un’attività screditata, considerata con fastidio, e preferibilmente accantonata. Dovunque se ne parla malvolentieri, e il meno possibile”. Questa è una constatazione amara che Leonardo Benevolo – uno dei più grandi urbanisti e studiosi di storia dell’architettura italiani – rivolge a Francesco Erbani. Essa, anche se è superfluo sottolinearlo, denota come in Italia le politiche di gestione del territorio siano decisamente arretrate.
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Lucio Magri,
Il sarto di Ulm. Una possibile storia del PCI,
Saggiatore, Milano 2009, pp. 454
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di Marco Di Maggio
In questo saggio Lucio Magri rilegge la storia del Partito Comunista Italiano inserendola nel contesto generale della storia d’Italia e del “Secolo Breve”. Magri, dirigente del PCI radiato nel 1969, primo direttore de il manifesto, esponente del Partito di Unità proletaria di nuovo ritornato nel PCI, fece parte di quella corposa minoranza che si oppose alla svolta della Bolognina.
Egli ricostruisce la vicenda del più grande partito comunista dell’occidente alla luce della propria esperienza politica e intellettuale, offrendo al lettore un libro a metà strada fra la memorialistica e il lavoro storiografico. Qui fornisce una lettura critica della storia del PCI e cerca di dimostrare come il suo epilogo non fosse affatto scontato.
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Claudio Pavone Prima lezione di storia contemporanea Laterza, Roma-Bari 2007 VIII-236 pp. |
di Roberta Biasillo
Quello che un lettore, tendenzialmente neofita, si aspetterebbe da una “prima lezione di storia contemporanea” è una semplice esposizione in poche pagine degli aspetti e delle problematiche principali della disciplina in esame. Quello che un lettore mediamente esperto si aspetterebbe da uno storico “impegnato” come Claudio Pavone è una concezione etica e civile della storia. Nessuna delle due aspettative viene delusa dalla lettura, che in realtà va ben oltre il suo essere una introduzione alla materia in esame, pur trattando questioni basilari quali la sua legittimità, il suo status tra scienza e arte e il suo essere una scienza sociale sui generis, l'importanza della cronologia e dei grandi eventi, le fonti possibili, il rapporto tra memoria e ricostruzione storiografica.
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Friedrich Nietzsche
La Gaia Scienza e Idilli di Messina
Nota introduttiva di G. Colli, versione di F.Masini
Adelphi, Milano 2008
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di Piero Bevilacqua
Che posto può avere, nella nostra ideale biblioteca, un testo come questo di Nietzsche, un autore così controverso e non certo privo, talora, di tratti reazionari? Nel 2002, un nostro valente studioso, Domenico Losurdo, pubblicò sul filosofo tedesco un imponente studio, Nietzsche, il ribelle aristocratico. Biografia intellettuale e bilancio critico (Bollati Boringhieri), in cui mostrava, persuasivamente e per il tramite di un vasto apparato filologico, la matrice aristocratica e antipopolare del pensiero di questa grande figura dell'epoca contemporanea. E tuttavia, credo che nessuno possa negare che Nietzsche pur partendo (e forse proprio per questo) da posizioni di negazione del “progressismo” del suo tempo, non diversamente da come aveva fatto Leopardi, ha illuminato di una luce prima sconosciuta il fondo della condizione dell'uomo moderno.
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Alessandro Dal Lago,
Non-persone. L'esclusione dei migranti in una società globale,
Feltrinelli, Milano 2008 (3a edizione), pp. 279
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di Luisa Bianco
Alessandro Dal Lago (Roma, 1947) insegna sociologia dei processi culturali presso l’Università di Genova, dove è stato preside della facoltà di Scienze della Formazione dal 1996 al 2002. Autore di diversi saggi di teoria sociale, etnografia e filosofia politica, lavora attualmente sulle culture della guerra nella società globalizzata ( si ricordano: con E.Quadrelli, La città e le ombre. Crimini, criminali, cittadini, Feltrinelli, Milano 2003, Giovani, stranieri e criminali, Manifestolibri, Roma 2001; La produzione della devianza. Teoria sociale e meccanismi di controllo, Ombre Corte, Verona 2000; I nostri riti quotidiani. Prospettive nell’ analisi della cultura, Costa & Nolan, Genova 1995; con G. Barile, P. Galeazzo, A. Marchetti, Tra due rive. La nuova immigrazione a Milano, Franco Angeli, Milano 1994).
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Sergio Luzzatto,
Il crocifisso di Stato
Einaudi, Torino 2011
pp. 128, € 10,00.
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di Saverio Luzzi
«Ragionare del crocifisso di Stato equivale a ragionare di storia, ma – più ancora – di antistoria […] nel senso gramsciano per cui è antistoria la storia “sbagliata”. La storia da rifiutare. La storia da raddrizzare». Questo afferma Luzzatto a pagina 6 del suo Il crocifisso di Stato. Nella sua ricostruzione, al solito coltissima ed estremamente acuta, Luzzatto compie un lungo viaggio nella storia delle mentalità e dell’iconografia, smontando vari luoghi comuni. Fin dopo l’anno Mille, ricorda Luzzatto, era assai difficile trovare nelle chiese cattoliche un crocifisso: era invece più facile trovare una croce, ma senza che su di essa vi fosse il Cristo barbaramente infilzato con i chiodi nel simbolo della sua Passione.
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Marco Albeltaro
La parentesi antifascista
Seb 27, Torino, 2011
pp. 114.
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di Gregorio Sorgonà
Il libro di Marco Albeltaro analizza le vicende della stampa torinese tra il 25 aprile del 1945 e il 18 aprile del 1948. I giornali analizzati dall’autore sono sette, comprendendo i tre più importanti quotidiani torinesi – “La Stampa”, “L’Unità” e la “Gazzetta del Popolo” – e quattro pubblicazioni ulteriori quali “GL”, “Il Popolo Nuovo”, “Sempre Avanti!” e “L’Opinione”. L’ipotesi di fondo della ricerca è che attraverso il confronto sui periodici torinesi tra retoriche della Resistenza e della normalizzazione, si renda evidente il destino nobile e tragico al tempo stesso dell’antifascismo partigiano nella sua forma di parentesi storica. Il volume, inoltre, si presenta come un abile spaccato storico che restituisce l’incrocio di esperienze individuali e collettive all’indomani della liberazione filtrandole attraverso uno sguardo che, per stessa ammissione dell’autore, non aspira alla neutralità.
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Giovanna Ricoveri
Beni comuni vs merci
Jaca Book, Milano 2010
pp. 114.
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di Roberta Biasillo
Il tema dei beni collettivi, anche se in ritardo rispetto agli altri Paesi, si va ritagliando negli ultimi anni uno spazio nelle pubblicazioni italiane: la traduzione di Governing the Commons, uscito negli USA nel 1990, è del 2006 (Governare i beni collettivi, Marsilio); da pochi mesi Paolo Cacciari ha curato la raccolta di saggi tutti di autori italiani La società dei beni comuni (edita da Ediesse e Carta). Giovanna Ricoveri, grazie alla sua formazione
giuridica ed economica e alla frequentazione della saggistica internazionale in materia, si è dedicata a questo tema prima nel 2005 con il volume Beni comuni tra tradizione e futuro (EMI) e poi nel 2010 con Beni comuni versus merci (Jaca Book).
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A. von Bogdandy e I. Venzke, In nome di chi? Giurisdizione internazionale e teoria del discorso, Trauben, Torino 2010, pp. 98 |
di Dario Bevilacqua
Nello “spazio giuridico globale”1 si sta sviluppando un nuovo diritto che non è meramente internazionale, ossia inter-statuale, bensì transnazionale e sovranazionale: in una parola, mondiale. Questo diritto è ancora frammentato, incompleto e settoriale, né è articolato come un sistema chiuso, al pari di un ordinamento statale: esso è l’insieme di diversi settori di regolazione (ambiente, commercio, alimentazione, finanza, ecc.) i quali, al loro interno, sono governati da norme sempre più condivise. Al contempo si registra, in tal senso, uno sviluppo “a più velocità” del diritto globale per cui alcuni settori sono regolati in modo più avanzato rispetto ad altri, perché posseggono istituzioni più mature, sono dotati di poteri più incisivi o mostrano una maggiore integrazione tra ordinamenti domestici e ordinamenti globali.
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Federico Paolini
Breve storia dell'ambiente nel Novecento
Carocci, Roma 2009
pp. 175
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di Saverio Luzzi
È una breve storia, come dice il titolo, ma contrariamente a quello che il limitato numero di pagine potrebbe lasciar pensare, non è certo una storia banale. Questo per due motivi: innanzitutto perché il tema trattato nel libro è importante e purtroppo poco frequentato dalla storiografia di casa nostra; secondariamente, perché Federico Paolini è uno storico preparato e capace – uno di quelli di cui una volta si sarebbe detto «dalle solide basi» – ed in questo libro, il quarto della sua carriera, tutto ciò è ben palesato. Nelle 139 pagine di testo, Paolini utilizza la letteratura internazionale più aggiornata sulle tematiche ambientali riallacciando con perizia una serie di fili che altrimenti tenderebbero a non collegarsi tra loro e a creare confusione nel lettore.
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Marco Armiero (a cura di)
Views from the South. Environmental Stories from the Mediterranean Word (19th-20th centuries)
Consiglio Nazionale delle Ricerche. Istituto di Studi sulle Società del Mediterraneo, Napoli 2006
pp. 237.
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di Roberta Biasillo
Marco Armiero, ricercatore al CNR, raccoglie in questo volume quattordici storie sull'ambiente mediterraneo. Partendo dalla definizione che Braudel dà del Mediterraneo – cioè di un mare circondato da montagne – e dalle caratteristiche fisiche che accomunano i Paesi che vi si affacciano si tenta di trovare percorsi di ricerca condivisi. La sfida sta nel mettere insieme aree geografiche dalle vicende politico-istituzionali diverse come Spagna, Portogallo, Grecia, Albania, Croazia, Francia meridionale, Italia meridionale e Giordania indagando, al di là dei confini statuali, sulla gestione delle risorse naturali.
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Sergio Luzzatto,
Bonbon Robespierre. Il Terrore dal volto umano,
Einaudi, Torino 2009, pp. 122
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di Saverio Luzzi
Sergio Luzzatto, docente di Storia Moderna presso l’Università di Torino, è il più francese dei nostri storici: non a caso, parte significativa della sua formazione intellettuale è avvenuta presso l’Ecole des Hautes Etudes en Sciences Sociales. In Francia, come è noto, la periodizzazione degli studi storici è diversa da quella italiana: mentre da noi l’Età Contemporanea inizia dal compimento del processo di unificazione nazionale, lì essa viene fatta cominciare dal 1789. La straordinaria (per quantità e qualità, data anche la giovane età dello studioso) produzione intellettuale di Luzzatto copre infatti questo arco cronologico, concentrandosi in prevalenza sull’analisi della Rivoluzione Francese, sulla diade fascismo/antifascismo, sulla simbologia dei corpi, fino ad arrivare alla biografia di Padre Pio da Pietrelcina (Padre Pio. Miracoli e politica nell’Italia del Novecento, Einaudi 2008), libro attraverso il quale Luzzatto ha ricostruito i cambiamenti del rapporto tra italiani e fede, sia nella dimensione politica che in quella sociale, dalla Grande Guerra ad oggi.
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Ernesto De Martino,
Il mondo magico. Prolegomeni a una storia del magismo,
Torino, Bollati-Boringhieri, 2007, pp. 305.
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di Livio Ciappetta
Pubblicato per la prima volta nel 1973, questo studio del grande antropologo italiano pone alcune questioni di estremo interesse per la ricerca scientifica, a proposito della veridicità dei poteri magici. Articolato in tre densi capitoli e corredato da appendici di particolare rilievo (con intervendi di Benedetto Croce e Mircea Eliade), il tema in oggetto rinvia necessariamente ad un intreccio multidisciplinare che si avvale non solo del contributo di due discipline tradizionalmente a confronto, come la storia e l’antropologia, ma anche e soprattutto della fisica, della psicologia, della sociologia.
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Raj Patel,
Il valore delle cose,
Feltrinelli, Milano, 2010, pp. 236
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di Rosa Chiatti
Il libro di Patel “Il valore dell cose” si apre con l’analisi del complesso tema della crisi finanziaria che ha investito i mercati internazionali nel 2008. L’autore afferma che il drammatico crollo dei mercati e le forti ripercussioni in campo economico e sociale dimostrano in maniera inequivocabile la fragilità delle basi che sostengono il capitalismo e l’illusorietà dei presunti benefici derivanti dal libero mercato. La citazione di Oscar Wilde “Al giorno d’oggi la gente sa il prezzo di tutto ma non conosce il valore di niente”(p.1) risulta particolarmente calzante con la situazione finanziaria odierna in cui, come Patel ci fa notare, la ricerca del profitto crea una linea di demarcazione sempre più profonda tra prezzo e valore reale delle cose.
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Banca della memoria (a cura di),
Io mi ricordo,
Einaudi, Torino 2009,
pp. XXVIII-164, con dvd
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di Saverio Luzzi
Nel 2007, un po’ per gioco e molto per passione, quattro giovani piemontesi decisero di iniziare ad intervistare le persone anziane delle loro zone: volevano capirne il vissuto, filmarne le testimonianze e metterle in internet affinché di queste esistenze rimanessero usi e ricordi. Vite di uomini non illustri, per dirla con Giuseppe Pontiggia, ma, a differenza di quelle tratteggiate dallo scrittore lombardo, vere. Il progetto dei ragazzi piemontesi si ampliò rapidamente e, anche grazie all’illuminato aiuto delle istituzioni locali, nacque la Banca della Memoria (d’ora in poi BdM), un enorme archivio filmico disponibile on-line al sito www.memoro.org : esso è in continuo aggiornamento e si è allargato anche a Francia, Germania, Usa, Argentina ed altri paesi (mentre scrivo questa recensione sono presenti sul sito ben 697.555 video).
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Ivan Illich,
Nemesi medica. L'espropriazione della salute,
Bruno Mondadori, Milano 2004 (3a edizione), pp. 331
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di Luisa Bianco
«La corporazione medica è diventata una grande minaccia per la salute»: è con questa frase che Ivan Illich inizia a descrivere il modo in cui la medicina, considerata uno dei settori dell’attuale espansione industriale, sia paradossalmente diventata il fattore patogeno per eccellenza.
Questa nuova pandemia, da Illich definita con il termine iatrogenesi, si palesa in tre aspetti fondamentali: clinico, sociale, culturale. La iatrogenesi clinica è costituita dagli effetti collaterali della terapeutica per cui dolore, malattia e morte diventano il risultato delle cure mediche, non più una tappa del percorso di guarigione. La spersonalizzazione della terapia e l’uso della tecnologia in campo medico trasformano la mala pratica, purtroppo sempre più frequente, da problema etico in problema tecnico.
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Eric J. Hobsbawm,
I banditi,
Einaudi, Torino 2002, pp. 223
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di Livio Ciappetta
Pubblicato per la prima volta a Londra nel 19691, I banditi è un libro di straordinaria incisività storiografica, che ha definito i contorni di una figura presente nel folklore e nella storia sin dal medioevo, il “bandito sociale”. Il lavoro di Hobsbawm prende dunque in esame una particolare forma di banditismo, ovvero quella frequente realtà storica che vide l’emergere di bande criminali percepite dalla popolazione come vicine ai propri interessi, portatrici di un’idea di riscatto sociale che li rese paladini dei più deboli e protetti dalla gente comune.
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Guido Panvini,
Ordine nero, guerriglia rossa: La violenza politica nell'Italia degli anni Sessanta e Settanta,
Einaudi, Torino 2009, pp. 301
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di Marco Di Maggio
Guido Panvini, giovane ricercatore in Storia Contemporanea presso l’Università di Macerata, in questo suo primo libro ricostruisce il processo di diffusione della violenza politica nell’Italia a cavallo fra gli anni sessanta e settanta. Si tratta di un lavoro originale e per certi versi pioneristico, in cui l’autore analizza le dinamiche di un fenomeno dalle proporzioni non riscontrabili in nessun altro paese a capitalismo avanzato e a tradizione democratica di massa.
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Jonathan Safran Foer,
Se niente importa. Perchè mangiamo animali?,
Guanda, Varese 2010, pp. 363
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di Luisa Bianco
Come affermato da Jonathan Safran Foer in un’intervista rilasciata al Magazine de Il Sole 24 ore1, l’approccio utilizzato dall’autore in questo libro non è, come nei precedenti romanzi (Ogni cosa è illuminata,Guanda 2002 e Molto forte, incredibilmente vicino, Guanda 2005) di tipo filosofico, ma pratico.
L’interrogativo di fondo, costantemente ribadito per tutta la durata della narrazione, è infatti il seguente. «È giusto avere un sistema di allevamenti che è la principale causa del riscaldamento globale?». Il modello industriale di allevamento animale è inoltre ragione dei più gravi problemi ambientali: inquinamento dell’aria e dell’acqua, perdita di biodiversità del pianeta, deforestazione e consumo di risorse petrolifere. Gli allevamenti intensivi rappresentano, inoltre, il fattore decisivo nello sviluppo dell’influenza suina H1N1 (virus che si contrae attraverso il nostro apparato respiratorio) e costituiscono una minaccia di trasmissione, dagli animali all’uomo, di agenti patogeni zoonotici.
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Carlo Petrini,
Terra Madre. Come non farci mangiare dal cibo,
Slow Food Editore, Bra 2009, pp. 175
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di Dario Bevilacqua
Terra Madre nasce nel 2004 da una brillante idea di Carlo Petrini – fondatore e presidente di Slow Food, nonché dell’Università di Scienze gastronomiche di Pollenzo e del Salone del Gusto che si tiene ogni due anni a Torino – e consiste in un grande meeting delle comunità del cibo, ossia di individui, associazioni e altri gruppi sociali che «pur molto eterogenei, [sono] tutti caratterizzati dalla condivisione di alcuni valori e soprattutto dal fatto di mettere il cibo al centro delle proprie vite» (p. 41). Come si nota dalle parole usate dallo stesso Petrini non è agevole definire in modo compiuto tali comunità: queste sono un insieme variegato ed eterogeneo, che non può essere racchiuso o ridotto nelle categorie dei consumatori o produttori. Da qui l’idea dell’introduzione del concetto di “co-produttore” (pp. 41-43) a sottolineare il ruolo attivo nel determinare la produzione alimentare da parte di consumatori consapevoli e, al contempo, l’importanza del fatto che chi produce è, in primo luogo, un consumatore finale dei suoi prodotti.
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Zygmunt Bauman,
Capitalismo parassitario,
Einaudi, Bari-Roma 2009, pp. 96
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di Dario Bevilacqua
Chiunque abbia una minima conoscenza delle pratiche agricole sa cos’è la tecnica del “maggese”. Questa consiste nel prevedere un’annata di “riposo” del terreno con lavorazioni periodiche capaci di tenerlo pulito da erbe infestanti e contemporaneamente mosso in superficie. Grazie a tale accorgimento, la terra “messa a maggese” sarà di nuovo fertile e produttiva. Se, viceversa, si sfruttano le superfici coltivabili in modo intensivo e senza pause queste diverrano sterili e si desertificheranno. Così, suggerisce Zigmut Bauman, il capitalismo – noncurante della necessità di riposo dei diversi settori socio-economici che aggredisce – è incapace di rinunciare allo sfruttamento intensivo di questi ultimi, sino a renderli improduttivi per poi andare alla ricerca di «nuove “terre vergini”» (p. 6) da sfruttare.
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Angelo Del Boca (a cura di),
La storia negata. Il revisionismo e il suo uso politico,
Neri Pozza, Vicenza 2009, pp. 383
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di Marco Di Maggio
Quest’opera, curata da Angelo Del Boca, raccoglie i saggi di dieci studiosi italiani sul “revisionismo storico”. Fenomeno storiografico e culturale che ha attraversato sia il dibattito scientifico sia quello pubblico negli ultimi trent’anni.
I temi, di cui ciascuno degli autori è specialista riconosciuto, sono quelli in cui in Italia la ricerca storica si intreccia con il dibattito politico e con le formazione dell’opinione pubblica. Si tratta degli argomenti più importanti nella vicenda dello Stato unitario; il Risorgimento, le imprese coloniali italiane, il fascismo e la persona di Mussolini, i rapporti dell’Italia con il Vaticano e la storia della Chiesa Cattolica, la Resistenza e la nascita della Repubblica.
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Karl Marx,
Alienazione,
Donzelli, Roma 2010, pp. 120
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di Piero Bevilacqua
Il testo in questione costituisce una felice operazione editoriale di Marcello Musto, che ha raccolto e introdotto con essenzialità e competenza, alcune pagine di Marx dedicate a un grande tema: l’alienazione. Come ricorda il curatore, il concetto di alienazione ha origine da alcune formulazioni di Hegel, che trovarono in Ludwig Feurbach, una delle più originali rielaborazioni. Nell’ Essenza del cristianesimo (1841) Feurbach interpretò, infatti, la natura della credenza religiosa come un fenomeno di alienazione, cioè di trasferimento, da parte degli uomini, della propria essenza e delle proprie aspirazioni a una astratta ed esterna realtà divina.
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Gustavo Zagrebelsky,
Il diritto mite. Leggi, diritti, giustizia,
Einaudi, Torino 1992, pp. VII-217
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di Dario Bevilacqua
“Ciò che è davvero fondamentale, per ciò stesso non può mai essere posto ma deve sempre essere presupposto” (p. 3). Con questa frase Gustavo Zagrebelsky apre “Il diritto mite” e dà vita ad una raffinata e profonda analisi dell’“idea” del diritto costituzionale.
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Paul Ginsborg,
La democrazia che non c’è,
Einaudi, Torino 2006, pp. 152
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di Dario Bevilacqua
Qual è il sistema democratico più efficace e più affidabile per il nostro tempo? Possiamo ancora contare sulla democrazia rappresentativa in una società che diviene globale, con istituzioni a forte impostazione tecnocratica e sempre più lontane dai destinatari delle decisioni? È davvero possibile realizzare la democrazia dibattimentale o deliberativa, anche al di là del governo locale? Possiamo pensare un nuovo modello di democrazia, che sia partecipativa e al tempo stesso rappresentativa?
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Paolo Grossi,
Prima lezione di diritto,
Laterza, Roma-Bari 2007, pp. 120
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di Dario Bevilacqua
Che cos’è e come nasce il diritto? È figlio dello Stato? È imprescindibilmente legato ad una sanzione? È rinvenibile solo nei comandi che le istituzioni impongono agli individui? E qual è la sua funzione nella società?
Nella prima parte del volume – un testo agile e piacevole, destinato a chi si avvicina al diritto e simbolicamente dedicato agli studenti del corso tenuto dall’Autore – Paolo Grossi fornisce alcune preziose risposte agli interrogativi fondamentali sul diritto, chiarendone la genesi, illustrandone le forme e smentendo le “mitologie giuridiche della modernità”1 e i pregiudizi nei confronti di tale materia.
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Sandra Scagliotti, Nicola Mocci (a cura di),
Oltre il silenzio delle armi.
L’agente arancio e le conseguenze della guerra in Viet Nam,
Aipsa edizioni, Cagliari 2009, pp. 159
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di Saverio Luzzi
Le piccole case editrici spesso pubblicano libri che, pur non essendo destinati a diventare dei bestseller, riguardano temi di primario interesse. Occorre quindi rendere merito alla Aipsa di Cagliari, la quale ha dato alle stampe Oltre il silenzio delle armi, un volumetto che non merita di essere trascurato. Si tratta della traduzione italiana, arricchita da un saggio introduttivo e da un’appendice, di una serie di contributi pubblicati in Francia nel 2005 a cura dell’Association d’amitié Franco-Vietnamienne in merito alle devastazioni ambientali provocate dall’impiego di erbicidi e defoglianti da parte delle forze armate statunitensi durante la Guerra del Viet Nam.
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Valentino Paparelli,
L’Umbria cantata. Musica e rito in una cultura popolare,
SquiLibri, Roma 2008, pp. 348, con 4 cd
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di Saverio Luzzi
Se la storia e le tradizioni dell’Umbria contemporanea hanno avuto ed hanno studi pregevoli ed ampiamente diffusi il merito principale non può che essere attribuito ad Alessandro Portelli, uno degli storici più preparati ed intelligenti che l’Italia possa vantare. Non è un caso quindi che Portelli curi l’introduzione (cfr. pp.9-17) a questo bel lavoro di Valentino Paparelli e che L’Umbria cantata sia un po’ anche figlio suo. Fu infatti lui a conoscere, nel 1970, in quel di Labro, il ciabattino e cantore popolare Trento Pitotti, e subito dopo Dante Bartolini, Americo Matteucci, Pompilio Pileri ed altri custodi di quella tradizione di canti popolari che ancora negli anni Settanta ed Ottanta del secolo scorso era molto viva in Umbria, specie nel Ternano ed in Valnerina, e della quale ancora oggi ci sono tracce piuttosto visibili.
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Vladimiro Giacchè (a cura di),
Il capitalismo e la crisi. Scritti scelti di Karl Marx,
DeriveApprodi, Roma 2009, pp. 176
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di Danilo Corradi
Nel riflettere su cause, conseguenze e soluzioni di questa crisi economica, ritengo che non sia il capitalismo a dover avere i sensi di colpa bensì piuttosto il moralismo perduto. Ciò perché l’origine vera della crisi è di ordine morale (…) essa risiede nel pensiero nichilista che ha confuso le ultime generazioni dissacrando l’uomo.
Ettore Gotti Tedeschi, Il virus nichilista che contagia il capitalismo, «Il Sole – 24ore», 13 febbraio 2010
Non c’è stato periodo di prosperità in cui essi [gli stregoni ufficiali] non abbiano approfittato dell’occasione per dimostrare che “questa volta” la medaglia non aveva rovescio, che questa volta il fato era vinto. Il giorno in cui la crisi scoppiava, si atteggiavano a innocenti e si sfogavano contro il mondo commerciale e industriale con banalità moralistiche, accusandolo di mancanza di previdenza e di prudenza.
Karl Marx, The European crisis, «New York Daily Tribune», 6 dicembre 1856
Dovrebbe bastare questo giudizio così attuale espresso da Marx più di 150 anni fa sugli economisti ufficiali per riaccendere l’interesse sul pensiero economico e politico del rivoluzionario di Treviri. Il capitalismo e la crisi, a cura di Vladimiro Giacchè, è un lavoro che agisce in questa direzione. Un testo di indubbia utilità ed efficacia. Come sappiamo, non esiste nelle opere marxiane una trattazione organica del tema della crisi. Il capitolo progettato nel primo indice del capitale (1857) sul Mercato mondiale e la crisi non verrà mai scritto. Eppure il tema della crisi attraversa tutta l’opera “matura” del filosofo tedesco, da Il Manifesto ai tre libri de Il Capitale, dai Grundrisse ai manoscritti poi pubblicati con il titolo Teorie sul plusvalore.
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