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Federico Paolini
Breve storia dell'ambiente nel Novecento
Carocci, Roma 2009
pp. 175
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di Saverio Luzzi
È una breve storia, come dice il titolo, ma contrariamente a quello che il limitato numero di pagine potrebbe lasciar pensare, non è certo una storia banale. Questo per due motivi: innanzitutto perché il tema trattato nel libro è importante e purtroppo poco frequentato dalla storiografia di casa nostra; secondariamente, perché Federico Paolini è uno storico preparato e capace – uno di quelli di cui una volta si sarebbe detto «dalle solide basi» – ed in questo libro, il quarto della sua carriera, tutto ciò è ben palesato. Nelle 139 pagine di testo, Paolini utilizza la letteratura internazionale più aggiornata sulle tematiche ambientali riallacciando con perizia una serie di fili che altrimenti tenderebbero a non collegarsi tra loro e a creare confusione nel lettore.
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Marco Armiero (a cura di)
Views from the South. Environmental Stories from the Mediterranean Word (19th-20th centuries)
Consiglio Nazionale delle Ricerche. Istituto di Studi sulle Società del Mediterraneo, Napoli 2006
pp. 237.
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di Roberta Biasillo
Marco Armiero, ricercatore al CNR, raccoglie in questo volume quattordici storie sull'ambiente mediterraneo. Partendo dalla definizione che Braudel dà del Mediterraneo – cioè di un mare circondato da montagne – e dalle caratteristiche fisiche che accomunano i Paesi che vi si affacciano si tenta di trovare percorsi di ricerca condivisi. La sfida sta nel mettere insieme aree geografiche dalle vicende politico-istituzionali diverse come Spagna, Portogallo, Grecia, Albania, Croazia, Francia meridionale, Italia meridionale e Giordania indagando, al di là dei confini statuali, sulla gestione delle risorse naturali.
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Sergio Luzzatto,
Bonbon Robespierre. Il Terrore dal volto umano,
Einaudi, Torino 2009, pp. 122
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di Saverio Luzzi
Sergio Luzzatto, docente di Storia Moderna presso l’Università di Torino, è il più francese dei nostri storici: non a caso, parte significativa della sua formazione intellettuale è avvenuta presso l’Ecole des Hautes Etudes en Sciences Sociales. In Francia, come è noto, la periodizzazione degli studi storici è diversa da quella italiana: mentre da noi l’Età Contemporanea inizia dal compimento del processo di unificazione nazionale, lì essa viene fatta cominciare dal 1789. La straordinaria (per quantità e qualità, data anche la giovane età dello studioso) produzione intellettuale di Luzzatto copre infatti questo arco cronologico, concentrandosi in prevalenza sull’analisi della Rivoluzione Francese, sulla diade fascismo/antifascismo, sulla simbologia dei corpi, fino ad arrivare alla biografia di Padre Pio da Pietrelcina (Padre Pio. Miracoli e politica nell’Italia del Novecento, Einaudi 2008), libro attraverso il quale Luzzatto ha ricostruito i cambiamenti del rapporto tra italiani e fede, sia nella dimensione politica che in quella sociale, dalla Grande Guerra ad oggi.
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Ernesto De Martino,
Il mondo magico. Prolegomeni a una storia del magismo,
Torino, Bollati-Boringhieri, 2007, pp. 305.
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di Livio Ciappetta
Pubblicato per la prima volta nel 1973, questo studio del grande antropologo italiano pone alcune questioni di estremo interesse per la ricerca scientifica, a proposito della veridicità dei poteri magici. Articolato in tre densi capitoli e corredato da appendici di particolare rilievo (con intervendi di Benedetto Croce e Mircea Eliade), il tema in oggetto rinvia necessariamente ad un intreccio multidisciplinare che si avvale non solo del contributo di due discipline tradizionalmente a confronto, come la storia e l’antropologia, ma anche e soprattutto della fisica, della psicologia, della sociologia.
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Raj Patel,
Il valore delle cose,
Feltrinelli, Milano, 2010, pp. 236
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di Rosa Chiatti
Il libro di Patel “Il valore dell cose” si apre con l’analisi del complesso tema della crisi finanziaria che ha investito i mercati internazionali nel 2008. L’autore afferma che il drammatico crollo dei mercati e le forti ripercussioni in campo economico e sociale dimostrano in maniera inequivocabile la fragilità delle basi che sostengono il capitalismo e l’illusorietà dei presunti benefici derivanti dal libero mercato. La citazione di Oscar Wilde “Al giorno d’oggi la gente sa il prezzo di tutto ma non conosce il valore di niente”(p.1) risulta particolarmente calzante con la situazione finanziaria odierna in cui, come Patel ci fa notare, la ricerca del profitto crea una linea di demarcazione sempre più profonda tra prezzo e valore reale delle cose.
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Banca della memoria (a cura di),
Io mi ricordo,
Einaudi, Torino 2009,
pp. XXVIII-164, con dvd
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di Saverio Luzzi
Nel 2007, un po’ per gioco e molto per passione, quattro giovani piemontesi decisero di iniziare ad intervistare le persone anziane delle loro zone: volevano capirne il vissuto, filmarne le testimonianze e metterle in internet affinché di queste esistenze rimanessero usi e ricordi. Vite di uomini non illustri, per dirla con Giuseppe Pontiggia, ma, a differenza di quelle tratteggiate dallo scrittore lombardo, vere. Il progetto dei ragazzi piemontesi si ampliò rapidamente e, anche grazie all’illuminato aiuto delle istituzioni locali, nacque la Banca della Memoria (d’ora in poi BdM), un enorme archivio filmico disponibile on-line al sito www.memoro.org : esso è in continuo aggiornamento e si è allargato anche a Francia, Germania, Usa, Argentina ed altri paesi (mentre scrivo questa recensione sono presenti sul sito ben 697.555 video).
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Ivan Illich,
Nemesi medica. L'espropriazione della salute,
Bruno Mondadori, Milano 2004 (3a edizione), pp. 331
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di Luisa Bianco
«La corporazione medica è diventata una grande minaccia per la salute»: è con questa frase che Ivan Illich inizia a descrivere il modo in cui la medicina, considerata uno dei settori dell’attuale espansione industriale, sia paradossalmente diventata il fattore patogeno per eccellenza.
Questa nuova pandemia, da Illich definita con il termine iatrogenesi, si palesa in tre aspetti fondamentali: clinico, sociale, culturale. La iatrogenesi clinica è costituita dagli effetti collaterali della terapeutica per cui dolore, malattia e morte diventano il risultato delle cure mediche, non più una tappa del percorso di guarigione. La spersonalizzazione della terapia e l’uso della tecnologia in campo medico trasformano la mala pratica, purtroppo sempre più frequente, da problema etico in problema tecnico.
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Eric J. Hobsbawm,
I banditi,
Einaudi, Torino 2002, pp. 223
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di Livio Ciappetta
Pubblicato per la prima volta a Londra nel 19691, I banditi è un libro di straordinaria incisività storiografica, che ha definito i contorni di una figura presente nel folklore e nella storia sin dal medioevo, il “bandito sociale”. Il lavoro di Hobsbawm prende dunque in esame una particolare forma di banditismo, ovvero quella frequente realtà storica che vide l’emergere di bande criminali percepite dalla popolazione come vicine ai propri interessi, portatrici di un’idea di riscatto sociale che li rese paladini dei più deboli e protetti dalla gente comune.
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Guido Panvini,
Ordine nero, guerriglia rossa: La violenza politica nell'Italia degli anni Sessanta e Settanta,
Einaudi, Torino 2009, pp. 301
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di Marco Di Maggio
Guido Panvini, giovane ricercatore in Storia Contemporanea presso l’Università di Macerata, in questo suo primo libro ricostruisce il processo di diffusione della violenza politica nell’Italia a cavallo fra gli anni sessanta e settanta. Si tratta di un lavoro originale e per certi versi pioneristico, in cui l’autore analizza le dinamiche di un fenomeno dalle proporzioni non riscontrabili in nessun altro paese a capitalismo avanzato e a tradizione democratica di massa.
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Jonathan Safran Foer,
Se niente importa. Perchè mangiamo animali?,
Guanda, Varese 2010, pp. 363
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di Luisa Bianco
Come affermato da Jonathan Safran Foer in un’intervista rilasciata al Magazine de Il Sole 24 ore1, l’approccio utilizzato dall’autore in questo libro non è, come nei precedenti romanzi (Ogni cosa è illuminata,Guanda 2002 e Molto forte, incredibilmente vicino, Guanda 2005) di tipo filosofico, ma pratico.
L’interrogativo di fondo, costantemente ribadito per tutta la durata della narrazione, è infatti il seguente. «È giusto avere un sistema di allevamenti che è la principale causa del riscaldamento globale?». Il modello industriale di allevamento animale è inoltre ragione dei più gravi problemi ambientali: inquinamento dell’aria e dell’acqua, perdita di biodiversità del pianeta, deforestazione e consumo di risorse petrolifere. Gli allevamenti intensivi rappresentano, inoltre, il fattore decisivo nello sviluppo dell’influenza suina H1N1 (virus che si contrae attraverso il nostro apparato respiratorio) e costituiscono una minaccia di trasmissione, dagli animali all’uomo, di agenti patogeni zoonotici.
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Carlo Petrini,
Terra Madre. Come non farci mangiare dal cibo,
Slow Food Editore, Bra 2009, pp. 175
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di Dario Bevilacqua
Terra Madre nasce nel 2004 da una brillante idea di Carlo Petrini – fondatore e presidente di Slow Food, nonché dell’Università di Scienze gastronomiche di Pollenzo e del Salone del Gusto che si tiene ogni due anni a Torino – e consiste in un grande meeting delle comunità del cibo, ossia di individui, associazioni e altri gruppi sociali che «pur molto eterogenei, [sono] tutti caratterizzati dalla condivisione di alcuni valori e soprattutto dal fatto di mettere il cibo al centro delle proprie vite» (p. 41). Come si nota dalle parole usate dallo stesso Petrini non è agevole definire in modo compiuto tali comunità: queste sono un insieme variegato ed eterogeneo, che non può essere racchiuso o ridotto nelle categorie dei consumatori o produttori. Da qui l’idea dell’introduzione del concetto di “co-produttore” (pp. 41-43) a sottolineare il ruolo attivo nel determinare la produzione alimentare da parte di consumatori consapevoli e, al contempo, l’importanza del fatto che chi produce è, in primo luogo, un consumatore finale dei suoi prodotti.
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Zygmunt Bauman,
Capitalismo parassitario,
Einaudi, Bari-Roma 2009, pp. 96
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di Dario Bevilacqua
Chiunque abbia una minima conoscenza delle pratiche agricole sa cos’è la tecnica del “maggese”. Questa consiste nel prevedere un’annata di “riposo” del terreno con lavorazioni periodiche capaci di tenerlo pulito da erbe infestanti e contemporaneamente mosso in superficie. Grazie a tale accorgimento, la terra “messa a maggese” sarà di nuovo fertile e produttiva. Se, viceversa, si sfruttano le superfici coltivabili in modo intensivo e senza pause queste diverrano sterili e si desertificheranno. Così, suggerisce Zigmut Bauman, il capitalismo – noncurante della necessità di riposo dei diversi settori socio-economici che aggredisce – è incapace di rinunciare allo sfruttamento intensivo di questi ultimi, sino a renderli improduttivi per poi andare alla ricerca di «nuove “terre vergini”» (p. 6) da sfruttare.
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Angelo Del Boca (a cura di),
La storia negata. Il revisionismo e il suo uso politico,
Neri Pozza, Vicenza 2009, pp. 383
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di Marco Di Maggio
Quest’opera, curata da Angelo Del Boca, raccoglie i saggi di dieci studiosi italiani sul “revisionismo storico”. Fenomeno storiografico e culturale che ha attraversato sia il dibattito scientifico sia quello pubblico negli ultimi trent’anni.
I temi, di cui ciascuno degli autori è specialista riconosciuto, sono quelli in cui in Italia la ricerca storica si intreccia con il dibattito politico e con le formazione dell’opinione pubblica. Si tratta degli argomenti più importanti nella vicenda dello Stato unitario; il Risorgimento, le imprese coloniali italiane, il fascismo e la persona di Mussolini, i rapporti dell’Italia con il Vaticano e la storia della Chiesa Cattolica, la Resistenza e la nascita della Repubblica.
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Karl Marx,
Alienazione,
Donzelli, Roma 2010, pp. 120
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di Piero Bevilacqua
Il testo in questione costituisce una felice operazione editoriale di Marcello Musto, che ha raccolto e introdotto con essenzialità e competenza, alcune pagine di Marx dedicate a un grande tema: l’alienazione. Come ricorda il curatore, il concetto di alienazione ha origine da alcune formulazioni di Hegel, che trovarono in Ludwig Feurbach, una delle più originali rielaborazioni. Nell’ Essenza del cristianesimo (1841) Feurbach interpretò, infatti, la natura della credenza religiosa come un fenomeno di alienazione, cioè di trasferimento, da parte degli uomini, della propria essenza e delle proprie aspirazioni a una astratta ed esterna realtà divina.
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Gustavo Zagrebelsky,
Il diritto mite. Leggi, diritti, giustizia,
Einaudi, Torino 1992, pp. VII-217
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di Dario Bevilacqua
“Ciò che è davvero fondamentale, per ciò stesso non può mai essere posto ma deve sempre essere presupposto” (p. 3). Con questa frase Gustavo Zagrebelsky apre “Il diritto mite” e dà vita ad una raffinata e profonda analisi dell’“idea” del diritto costituzionale.
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Paul Ginsborg,
La democrazia che non c’è,
Einaudi, Torino 2006, pp. 152
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di Dario Bevilacqua
Qual è il sistema democratico più efficace e più affidabile per il nostro tempo? Possiamo ancora contare sulla democrazia rappresentativa in una società che diviene globale, con istituzioni a forte impostazione tecnocratica e sempre più lontane dai destinatari delle decisioni? È davvero possibile realizzare la democrazia dibattimentale o deliberativa, anche al di là del governo locale? Possiamo pensare un nuovo modello di democrazia, che sia partecipativa e al tempo stesso rappresentativa?
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Paolo Grossi,
Prima lezione di diritto,
Laterza, Roma-Bari 2007, pp. 120
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di Dario Bevilacqua
Che cos’è e come nasce il diritto? È figlio dello Stato? È imprescindibilmente legato ad una sanzione? È rinvenibile solo nei comandi che le istituzioni impongono agli individui? E qual è la sua funzione nella società?
Nella prima parte del volume – un testo agile e piacevole, destinato a chi si avvicina al diritto e simbolicamente dedicato agli studenti del corso tenuto dall’Autore – Paolo Grossi fornisce alcune preziose risposte agli interrogativi fondamentali sul diritto, chiarendone la genesi, illustrandone le forme e smentendo le “mitologie giuridiche della modernità”1 e i pregiudizi nei confronti di tale materia.
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Sandra Scagliotti, Nicola Mocci (a cura di),
Oltre il silenzio delle armi.
L’agente arancio e le conseguenze della guerra in Viet Nam,
Aipsa edizioni, Cagliari 2009, pp. 159
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di Saverio Luzzi
Le piccole case editrici spesso pubblicano libri che, pur non essendo destinati a diventare dei bestseller, riguardano temi di primario interesse. Occorre quindi rendere merito alla Aipsa di Cagliari, la quale ha dato alle stampe Oltre il silenzio delle armi, un volumetto che non merita di essere trascurato. Si tratta della traduzione italiana, arricchita da un saggio introduttivo e da un’appendice, di una serie di contributi pubblicati in Francia nel 2005 a cura dell’Association d’amitié Franco-Vietnamienne in merito alle devastazioni ambientali provocate dall’impiego di erbicidi e defoglianti da parte delle forze armate statunitensi durante la Guerra del Viet Nam.
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Valentino Paparelli,
L’Umbria cantata. Musica e rito in una cultura popolare,
SquiLibri, Roma 2008, pp. 348, con 4 cd
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di Saverio Luzzi
Se la storia e le tradizioni dell’Umbria contemporanea hanno avuto ed hanno studi pregevoli ed ampiamente diffusi il merito principale non può che essere attribuito ad Alessandro Portelli, uno degli storici più preparati ed intelligenti che l’Italia possa vantare. Non è un caso quindi che Portelli curi l’introduzione (cfr. pp.9-17) a questo bel lavoro di Valentino Paparelli e che L’Umbria cantata sia un po’ anche figlio suo. Fu infatti lui a conoscere, nel 1970, in quel di Labro, il ciabattino e cantore popolare Trento Pitotti, e subito dopo Dante Bartolini, Americo Matteucci, Pompilio Pileri ed altri custodi di quella tradizione di canti popolari che ancora negli anni Settanta ed Ottanta del secolo scorso era molto viva in Umbria, specie nel Ternano ed in Valnerina, e della quale ancora oggi ci sono tracce piuttosto visibili.
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Vladimiro Giacchè (a cura di),
Il capitalismo e la crisi. Scritti scelti di Karl Marx,
DeriveApprodi, Roma 2009, pp. 176
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di Danilo Corradi
Nel riflettere su cause, conseguenze e soluzioni di questa crisi economica, ritengo che non sia il capitalismo a dover avere i sensi di colpa bensì piuttosto il moralismo perduto. Ciò perché l’origine vera della crisi è di ordine morale (…) essa risiede nel pensiero nichilista che ha confuso le ultime generazioni dissacrando l’uomo.
Ettore Gotti Tedeschi, Il virus nichilista che contagia il capitalismo, «Il Sole – 24ore», 13 febbraio 2010
Non c’è stato periodo di prosperità in cui essi [gli stregoni ufficiali] non abbiano approfittato dell’occasione per dimostrare che “questa volta” la medaglia non aveva rovescio, che questa volta il fato era vinto. Il giorno in cui la crisi scoppiava, si atteggiavano a innocenti e si sfogavano contro il mondo commerciale e industriale con banalità moralistiche, accusandolo di mancanza di previdenza e di prudenza.
Karl Marx, The European crisis, «New York Daily Tribune», 6 dicembre 1856
Dovrebbe bastare questo giudizio così attuale espresso da Marx più di 150 anni fa sugli economisti ufficiali per riaccendere l’interesse sul pensiero economico e politico del rivoluzionario di Treviri. Il capitalismo e la crisi, a cura di Vladimiro Giacchè, è un lavoro che agisce in questa direzione. Un testo di indubbia utilità ed efficacia. Come sappiamo, non esiste nelle opere marxiane una trattazione organica del tema della crisi. Il capitolo progettato nel primo indice del capitale (1857) sul Mercato mondiale e la crisi non verrà mai scritto. Eppure il tema della crisi attraversa tutta l’opera “matura” del filosofo tedesco, da Il Manifesto ai tre libri de Il Capitale, dai Grundrisse ai manoscritti poi pubblicati con il titolo Teorie sul plusvalore.
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Alberto Caracciolo,
L’ambiente come storia. Sondaggi e proposte di storiografia dell’ambiente
Il Mulino, Bologna 1988, pp. 94 (fuori catalogo)
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di Irene Bevilacqua
Alberto Caracciolo, storico dell’economia – un maestro sul piano della versatilità e della continua apertura a nuovi territori di ricerca – scrisse sul finire degli anni Ottanta la prima introduzione alla storia dell’ambiente in Italia. Il libro si intitola L’ambiente come storia. Sondaggi e proposte di storiografia dell’ambiente (il Mulino, 1988, attualmente fuori catalogo) ed ha segnato una prospettiva molto innovatrice e persino scandalosa, dove dalla storia dell’uomo si passa a quella degli ecosistemi. A circa 21 anni dalla pubblicazione di questo libro, ha ancora senso leggerlo e recensirlo? Questo testo è stato sicuramente uno dei primi ad affrontare un problema che potremmo dire ancora oggi irrisolto: dare alla storia dell’ambiente italiana un preciso statuto disciplinare.
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Joseph E. Stiglitz,
La globalizzazione che funziona. Un mondo migliore è possibile,
Einaudi, Torino 2006, pp. 336
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di Dario Bevilacqua
La globalizzazione, o per meglio dire l’internazionalizzazione delle attività di produzione e degli scambi, non è un fenomeno recente. Viceversa, trova la sua origine già nell’espansione degli scambi commerciali del XVIII e del XIX secolo e nei primi accordi commerciali tra Stati. In seguito alla ri-nazionalizzazione dei processi economico-produttivi e delle rispettive regolazioni, propria della prima metà del secolo XX, si sviluppa una nuova fase, che ha nella creazione delle Nazioni Unite il fulcro di un sistema di relazioni internazionali con protagonisti gli Stati, intesi come soggetti sovrani e indipendenti. Si sviluppa così, in modo crescente, il diritto internazionale.
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Beverly J. Silver,
Le forze del lavoro. Movimenti operai e globalizzazione dal 1870,
Bruno Mondadori, Milano 2008 (1a ed. Cambridge University Press 2003), pp. 312
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di Danilo Corradi
Le forze del lavoro è un libro di straordinario interesse, frutto di un lavoro collettivo sulle trasformazioni del lavoro e sull’evoluzione del conflitto operaio letto da una prospettiva storico-mondiale.
È un tema cui da anni si interessa un’ampia letteratura, la quale muove dalla domanda cruciale sulle cause della crisi del movimento operaio degli ultimi 30 anni. Una domanda sul passato che interroga il futuro, che potremmo esporre così: è possibile considerare questa crisi come strutturale e dunque definitiva, o siamo di fronte a un’epoca di trasformazione e transizione che collocherà e rilancerà il conflitto operaio su una nuova dimensione?
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Guido Viale, Azzerare i rifiuti, Bollati Boringheri, Torino 2008, pp. 212
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di Irene Bevilacqua
Questo libro raccoglie saggi e articoli pubblicati da Viale nel corso di circa vent’anni e dedicati al tema dei rifiuti. Alcuni di questi scritti erano già apparsi nel volume Governare i rifiuti del 1999, ma sono stati riveduti e aggiornati. Significativa è la variazione del titolo: anche le politiche di gestione degli scarti si sono evolute, in vista dell’obiettivo “Rifiuti Zero”. La scelta di Viale di occuparsi di questo tema deriva da alcune constatazioni. La capacità di smaltire rifiuti è fondamentale per comprendere una comunità: il rispetto che essa ha di se stessa e del suo territorio, il rapporto con il potere, la difesa della legalità. Inoltre, l’opinione pubblica (visti gli episodi drammatici degli ultimi anni) è ormai molto attenta a questo tema, centrale per il governo del territorio.
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Saverio Lodato - Roberto Scarpinato,
Il ritorno del Principe,
Chiarelettere, Milano 2008, pp. 347
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di Lorenzo Verdirosi
La corruzione sistemica che si riscontra oggi in Italia «è destinata a fare entrare in entropia il sistema economico del Paese, impedendogli di reggere la pressione selettiva del mercato internazionale» (p. 172). Questa la previsione per il nostro Paese di Roberto Scarpinato, procuratore aggiunto presso la Procura antimafia di Palermo, nonché collaboratore di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, pm in alcuni dei più importanti processi per mafia degli ultimi tempi, tra cui quello a carico dell’on. Giulio Andreotti.
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G. Crainz,
Il paese mancato. Dal Miracolo economico agli anni Ottanta,
Donzelli, Roma 2005, II edizione, pp. 627
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di Marco Di Maggio
In questo corposo saggio Guido Crainz ripercorre e interpreta la storia d’Italia dalla fine del miracolo economico agli anni Ottanta. Attraverso una vasta ed eterogenea base documentaria (documenti d’archivio dei partiti, verbali delle riunioni del Consiglio dei Ministri, discorsi parlamentari, documenti delle prefetture e una vastissima analisi di fonti giornalistiche) l’autore, prendendo le mosse dalla ricostruzione degli eventi e senza perdere di vista la dimensione di più lungo periodo, cerca di individuare i macrofenomeni e di fornire le chiavi interpretative necessarie alla comprensione dell’ultimo trentennio della storia nazionale.
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Silvio Pons,
Berlinguer e la fine del comunismo,
Einaudi, Torino 2006, pp. 265
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di Marco Di Maggio
In questo saggio Silvio Pons analizza il ruolo di Enrico Berlinguer, segretario del Pci dal 1972 al 1984 (anno del suo decesso), a partire da un punto di vista originale, quello della crisi del movimento comunista internazionale. Facendo uso di un ampio materiale documentario, proveniente sia dai fondi del Pci sia dagli archivi russi, e con grande conoscenza della storiografia italiana e internazionale sul Pci e sul movimento comunista, l’autore ricostruisce la segreteria di Berlinguer, dedicando particolare attenzione alla questione della doppia dimensione in cui opera il principale partito comunista del mondo capitalistico. Quella di soggetto che fa parte del movimento comunista ma che allo stesso tempo rivendica l’originalità della sua prospettiva democratica, occidentale ed europea.
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Paolo Morando,
Dancing days. 1978-1979. I due anni che hanno cambiato l’Italia,
Laterza, Roma-Bari 2009, pp. 327
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di Saverio Luzzi
È nel biennio 1978-1979 che Paolo Morando individua giustamente la fine di un’epoca storica, quella dell’impegno politico e civile. È il cosiddetto “riflusso”, che l’autore ricostruisce con perizia nelle circa trecento pagine di Dancing days. Risulta davvero stupefacente vedere come la stagione della contestazione finì in modo così rapido (e, se vogliamo, piuttosto inglorioso), implodendo e crollando su se stessa proprio nel momento in cui la sua derivazione più esecrabile, il brigatismo rosso, aveva raggiunto il suo momento di maggiore forza (il 16 marzo 1978 Aldo Moro venne rapito dalle Br, che quel giorno freddarono i cinque uomini della sua scorta, ed il 9 maggio 1978 il cadavere dello stesso Moro venne ritrovato nel bagagliaio di una Renault 4 in Via Caetani, a Roma).
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Alessandro Portelli,
Acciai speciali. Terni, la ThyssenKrupp, la globalizzazione,
Donzelli, Roma 2008, pp. 229
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di Saverio Luzzi
Nel 1985, Alessandro Portelli, con il fondamentale contributo di Gianfranco Canali, pubblicò per Einaudi Biografia di una città. Storia e racconto: Terni 1830-1985, studio che è un caposaldo della storia orale. Acciai speciali ne rappresenta la continuazione, mostrandoci l’evoluzione storica della città umbra attraverso le testimonianze dei suoi abitanti. Inevitabilmente, vista la particolare storia di Terni, al centro del volume vi sono le vicende della locale acciaieria: questa, sorta nel 1884, è stata venduta dallo Stato nel 1994 ad una cordata per metà tedesca (Krupp) e per metà italiana (Agarini, Falck, Riva), e nel giro di cinque anni, al momento cioè della fusione tra i gruppi Krupp e Thyssen, è passata per intero in mani germaniche.
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Stanley Aronowitz (a cura di Bruno Gullì),
Post-work. Per la fine del lavoro senza fine,
DeriveApprodi, Roma 2006, pp. 298
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di Piero Bevilacqua
Con molto merito la casa editrice romana DeriveApprodi ha pubblicato una raccolta di saggi di Stanley Aronowitz, marxista americano, mai tradotto in Italia, autore di numerosi e importanti studi sul capitalismo contemporaneo sorretti da una notevole acutezza analitica e nerbo teorico. Aronowitz è docente di Sociologia presso la City University di New York ed è stato allievo di Herbert Marcuse. Di recente ha pubblicato un importante testo Just Around the Corner: the Paradox of the Jobless Recovery, Temple University Press, che contiamo di recensire per il nostro sito.
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Nicola Tranfaglia,
Vent’anni con Berlusconi (1993-2013). L’estinzione della sinistra,
Garzanti, Milano 2009, pp. 311
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di Lorenzo Verdirosi
Dopo la conclusione della ricostruzione del paese e del «miracolo economico», la storia italiana si contraddistingue per una lenta, ma progressiva crisi della politica. Dagli anni Settanta – fallito il tentativo di «compromesso storico» e passando per la stagione del terrorismo – il sistema partitico entra in crisi, implodendo definitivamente con le inchieste giudiziarie di Tangentopoli dei primi anni Novanta. È qui che si realizza una svolta radicale: la discesa in campo di Silvio Berlusconi e l’egemonia attuata dall’attuale presidente del Consiglio nel ventennio 1993-2013 (anno in cui avrà termine l’attuale legislatura).
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Raj Patel,
I Padroni del cibo,
Feltrinelli, Milano, 2008, pp. 286
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di Rosa Chiatti
Raj Patel, economista e sociologo, attualmente è docente alla University of Zwazulu-Natal in Sudafrica e visiting scholar presso la University of California a Berkeley. Ha ricoperto incarichi dirigenziali presso la Banca Mondiale e il Wto muovendo contro queste organizzazioni pesanti critiche. Da anni porta avanti un profondo impegno civile volto a denunciare gli squilibri e le contraddizioni di un sistema economico globalizzato governato dalle logiche di mercato.
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Richard Wilkinson e Kate Pickett
The Spirit Level: Why more equal societies almost always do better
Allen Lane 2009
pp. 331
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di Flavia Gasperetti
All’indomani della crisi finanziaria internazionale, un proliferare di saggi e instant-book ha riempito le librerie del Regno Unito. Tutti, sembrerebbe, cercano la risposta alla stessa domanda: “Cosa è andato storto?” Tra queste novità editoriali, un posto particolare merita lo studio degli epidemiologi inglesi Richard Wilkinson e Kate Pickett The Spirit Level, pubblicato ora anche in Italia da Feltrinelli con l’abominevole titolo La Misura dell'Anima - Perché le diseguaglianze rendono le società più infelici. Il libro di Wilkinson e Pickett è il risultato di anni di indagine sulle determinanti sociali nel campo della salute pubblica e non è quindi una risposta accademica alla recessione in atto ma una riflessione generale (e d’impostazione decisamente più mainstream) sui paradigmi economici dominanti, come già era stato, nel 2007, “Affluenza” di Oliver James.
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Santo Peli,
La Resistenza in Italia. Storia e critica,
Einaudi, Torino 2004, pp. 278
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di Saverio Luzzi
Non è tanto la pur interessante divisione del periodo resistenziale in cinque fasi (i primi passi del settembre – dicembre 1943; le difficoltà del gennaio–giugno 1944; la ripresa del giugno–dicembre 1944; la crisi del dicembre 1944–febbraio 1945; l’insurrezione finale della primavera del 1945) a caratterizzare questo studio di Santo Peli, docente di Storia contemporanea all’Università di Padova. Il grande merito del lavoro di Peli è dato dalla precisa volontà di sretoricizzare la Resistenza e di fornirne una descrizione estranea all’agiografia ed all’oleografia. Ne esce fuori un ritratto di quasi due anni in cui i protagonisti della Liberazione vennero chiamati ad affrontare difficoltà ed incertezze di ogni genere. Peli nega l’idea di una Resistenza di massa e confuta l’idea di un “popolo alla macchia”.
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Rossella Ghigi,
Per piacere. Storia culturale della chirurgia estetica,
Il Mulino, Bologna 2008, pp. 216
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di Saverio Luzzi
Siamo soliti pensare che la chirurgia estetica sia un fenomeno dell’età contemporanea, ma si tratta di una convinzione erronea. Lo dimostra Rossella Ghigi che nel suo bel volume Per piacere ne rintraccia le origini attorno al 600 a. C., periodo a cui risale il Sushruta Samhita, una sorta di trattato consacrato alla chirurgia estetica attribuito al chirurgo indiano Sushruta. Il fiorire in India di quella che Ghigi definisce la mirabile arte non è casuale: il codice religioso indiano prevedeva infatti l’amputazione del naso per le donne adultere, per chi cadeva prigioniero in battaglia e per chi trasgrediva alle leggi sacre, per cui la necessità di ricorrere alle prime tecniche di rinoplastica era necessaria se non si volevano mostrare in pubblico i segni di una condotta ritenuta non irreprensibile. Ma la chirurgia plastica venne praticata anche nell’antica Grecia, a Roma e nell’impero bizantino.
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Natalie Zemon Davis,
La doppia vita di Leone l'Africano,
Laterza, Roma-Bari 2008, pp. 472
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di Livio Ciappetta
Uno dei pregi più rari di una grande storica è quello di affascinare il lettore attraverso la ricerca scrupolosa delle tracce della storia, narrandole con intensità emotiva e rigore scientifico. Tra le poche a riuscirvi c’è senz’altro Natalie Zemon Davis, instancabile scrutatrice delle vicende umane. Una donna che ha dedicato la sua vita ad inseguire indizi, a ricostruire vicende perdute nel tempo, sottoponendo se stessa alle medesime tappe percorse dagli uomini e le donne di cui ci dà conto. Ed è quanto accade nell’ultimo suo splendido lavoro, La doppia vita di Leone l’Africano (titolo originale Trickster travels. Sixteenth-century Muslim between world, New York, 2006) edito in Italia da Laterza.
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