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Due nuove rubriche cinematografiche stanno per arrivare sulla rubrica film di Am.i.gi.
La prima è dedicata all'horror, genere fin troppo bistrattato e sottovalutato, ma che invece contiene spesso profondi riferimenti di natura politica e sociologica. Basti pensare alla figura degli Zombie, icona perfetta del consumatore imbarbarito e lobotomizzato...
Il primo pezzo dedicato alla rubrica sull'horror-politico sarà una riflessione di Matteo Stefani sul cinema di Shinya Tsukamoto.
La seconda rubrica è invece dedicata a un grande del cinema mondiale, che ultimamente ha perso qualche colpo (e qui vi anticipo qualche indizio delle future stroncature...): Woody Allen!
Il Nostro ha infatti raggiungo la quota di 40 film, grazie al suo "L'uomo dei sogni". Inoltre, a quanto pare, in questi giorni compie 75 anni. Ce n'è abbastanza per tirare fuori dal cassetto un po' di recensioni di capolavori del Novecento e non-capolavori del Duemila (con qualche buon film, però).
Ma basta chiacchere. Buona lettura...
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NUOVOMONDO
Italia/Francia 2006. Emanuele Crialese Con Vincent Schiavelli, Ernesto Mahieux, Francesco Casisa, Vincenzo Amato, Charlotte Gainsbourg. Drammatico. 120'.
di Dario Bevilacqua e Matteo Stefani
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L’ENFANT
(L'enfant); Belgio/Francia 2005. Luc Dardenne - Jean-Pierre Dardenne. Con Fabrizio Rongione, Jérémie Segare, Déborah François, Jérémie Rénier. Drammatico. 95'.
di Dario Bevilacqua
Bruno (Renier, asciutto e sobrio, comunque convincente) e Sonia (Francois, un po’ più apatica del partner di scena) sono una giovane coppia che vive alla giornata. La loro unica fonte di reddito sono i piccoli imbrogli di Bruno (soprattutto ricettazione) con i quali egli rimedia il denaro per sopravvivere e distrarsi un po’. L’arrivo di un figlio sarà vissuto in modo del tutto antitetico dai due protagonisti.
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L'INCUBO DI DARWIN
(Darwin's nightmare). Francia, Austria, Belgio 2004. Regia di Hubert Sauper Documentario. 107’.
di Roberta Biasillo
Come fa il secondo lago al mondo per estensione a morire nel giro di cinquanta anni? Basta fare un giro per “Fish City”, Mwanza in Tanzania, per vedere consumarsi uno dei più grandi disastri ecologici, sociali e economici del nostro tempo. Il tutto sotto l'egida del governo locale, della Comunità Europea, della Banca Mondiale e del Fondo Monetario Internazionale.
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LA CITTA’ INCANTATA
(Sen to Chihiro no kamikakushi); Giappone 2001. Hayao Miyazaki. Animazione. 122'.
di Dario Bevilacqua
I genitori della piccola Chihiro vengono trasformati in maiali durante una sosta di un lungo il viaggio che dovrebbe portare la famiglia ad abitare in una nuova casa. Nel tentativo di riavere i suoi cari, la bambina si avventura in una città fantasma misteriosa e inquietante. Comincia così la sua avventura per sciogliere l’incantesimo e tornare nel mondo reale.
Lasciatevi trasportare nella polis che non c’è: magica e misteriosa, crudele e incantevole, fiabesca e rivelatrice.
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FUNNY GAMES
(Funny Games); Austria 1997. Michael Haneke. Con Arno Frisch, Stefan Clapczynski, Susanne Lothar, Ulrich Muehe. Thriller. 103'.
di Dario Bevilacqua
Anne e Georg vanno a passare il week-end fuori città, con il figlio. Arrivati alla loro villa lasciano che due estranei, con la scusa di chiedere delle uova, s’introducano in casa loro. Con il passare dei minuti si accorgono di aver commesso un errore irreparabile. La visione, senso eterno e immortale dell’arte. E la violenza, demone ineluttabile e inesplicabile che sgorga feroce negli uomini.
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PASSIONE
Italia, 2010. Regia di John Turturro. Con Massimo Ranieri, Fiorello, Lina Sastri, Peppe Barra, Peppe Servillo, Raiz, Loredana Simioli, John Turturro. Musicale. 90'
di Dario Bevilacqua
È un “docu-musical” la "Passione" di John Turturro. Un viaggio melodico tra vicoli stretti e scuri, facce sofferte e solari, pulsioni ataviche e mai sopite di una Napoli sempre nuova, che rivela la propria unicità attraverso la musica.
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SUPERSIZE ME
(Super Size Me); USA 2004. Morgan Spurlock. Con Alexandra Jamieson, Jared Fogel, Bridget Bennett, Morgan Spurlock. Documentario. 98'.
di Dario Bevilacqua
Morgan Spurlock è un giovane uomo, sano e di robusta costituzione. Al fine di verificare l’impatto del cibo di Mc Donald’s sul corpo umano si sottopone ad una dieta di un mese che prevede esclusivamente cibo e bevande vendute presso il noto fast-food. I risultati saranno strabilianti, e la dieta metterà a rischio, in un mese, la sua stessa vita. Spurlock, con uno stile alla Michael Moore ma più statico e ridondante, realizza un originale documentario che mette a nudo non solo i danni che il cibo da Fast food apporta all’organismo umano, ma anche la dipendenza da esso e, più in generale, il problema della cultura da fast food, così diffusa in America, e che la stessa Mc Donald’s sta esportando in tutto il mondo.
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LA GIUSTA DISTANZA
Italia, 2007. Carlo Mazzacurati. Con Giuseppe Battiston, Fabrizio Bentivoglio, Giovanni Capovilla, Ahmed Haflene, Valentina Lodovini. Drammatico. 110'. Una maestra bella ed emancipata si trasferisce in un paesino del delta de
l Po, suscitando l'attenzione degli abitanti: quella appiccicosa del tabaccaio arricchito come quella discreta di un meccanico tunisino, con cui stringe amicizia. Ma l'equilibrio è destinato a spezzarsi.
di Dario Bevilacqua
"La chiamavano bocca di rosa, metteva l'amore sopra ogni cosa", ma Mara (Lodovini, assolutamente magica: sguardo complice e sorriso incantevole, catalizza su di sé tutto il film), pur con una bocca di rosa pronta all'amore, ha qualcosa di meno della protagonista della nota canzone di De Andrè.
Capitata in una nebbiosa e stantia provincia del nord-est lascia che il suo entusiasmo per la vita si tramuti in ingenuità e che la sua bontà si avvicini troppo a chi la circonda e non è abituato ai raggi di sole che fendono i densi banchi di nebbia. Così, riducendo la distanza tra centro e periferia, tra pregiudizio e curiosità, tra diffidenza e rispetto, Mara rompe un equilibrio fragile e delicato. Al contempo, il giovane ma furbo Giovanni imparerà a mantenere la distanza del cronista che sa tenersi lontano, ma non troppo, dai fatti che racconta. E conoscerà il prezzo delle scelte etiche. La distanza, infine, rimarrà sempre ingiusta per Assan, che invano cercherà di ridurla tentando di "tramutarsi" in un italiano.
Mazzacurati sa «creare la giusta atmosfera» e, grazie all'aura della Lodovini, sa catturare le emozioni dello spettatore. Si perde un po' nel voler per forza costruire un teorema che riflette sui mali del Nord-est e che, per quanto condivisibile, toglie spontaneità al racconto.
HA IL SUO PERCHE’ |
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BOBBY
(Bobby); USA 2006. Emilio Estevez. Con William H. Macy, Ashton Kutcher, Helen Hunt, Demi Moore, Anthony Hopkins, Heather Graham, Sharon Stone, Lindsay Lohane, Laurence Fishburne, Harry Belafonte. Drammatico. 120'.
di Dario Bevilacqua
Il 6 giugno del 1968 il senatore del partito Democratico americano, Robert Kennedy, viene ucciso in un Hotel di Los Angeles. Nello stesso albergo si trovano ammiratori, sostenitori o simpatizzanti per il futuro candidato alla presidenza, le cui vicende ed emozioni si intrecciano e si sviluppano sino al tragico evento. Dove non poté l’estetica, bastò la l’etica.
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SOMEWHERE
(Somewhere). USA, 2010. Sofia Coppola. Con Stephen Dorff, Elle Fanning, Benicio Del Toro, Laura Chiatti, Michelle Monaghan, Laura Ramsey, Robert Schwartzman, Jo Champa, Giorgia Surina, Simona Ventura, Nino Frassica. Commedia, 98'.
di Dario Bevilacqua
Johnny Marco è un attore di successo che ha tutto: donne, soldi e tempo libero. La sua vita sembra però noiosa e ripetitiva, anche se “colorata” dalla vivacità di sua figlia.
Sofia Coppola ha un talento speciale nel raccontare estasi e smarrimento nella vacuità di una vita di successo. È il suo topos. Sa descriverlo, renderlo comprensibile, quasi normale. E sa creare un’atmosfera rarefatta e immobile, in cui la densità dell’aria si mostra in tutta la sua inutilità. Lo si è visto in Lost in translation, con Murray e Johansson a cercare un senso alle loro placide e noiose vite. Lo si è ritrovato in Marie-Antoinette, in cui la Dunst, principessina adolescente, rivelava tutte le turbe di un’età difficile, in più vissuta in un’algida gabbia dorata. Si perde, evaporando in vuoto eccessivamente freddo, in questo Somewhere.
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Doppia recensione: AMORES PERROS.
(Amores perros); Messico 2000. Alejandro González Iñárritu. Con Alvaro Guerriero, Goya Toledo, Gael García Bernal, Emilio Echevarria. Mèlo. 147'.
di Dario Bevilacqua e Matteo Stefani
Bevilacqua: Tre storie, di uomini e cani, si intrecciano per le vie di Città del Messico: Octavio (Bernal, un bell’esordio cinematografico: non perfetto, ma passionale e appassionante) è innamorato della moglie di suo fratello e con i soldi ricavati dai combattimenti del suo cane vorrebbe scappar via; un’attrice e fotomodella sulla cresta dell’onda ha un incidente stradale che le compromette la carriera, rovinandole la vita; un barbone (Echevarria, bravo: sguardo intenso, rughe al punto giusto ed espressioni azzeccate) vorrebbe rivedere la propria figlia che lo crede morto. Iñárritu scoperchia il pentolone ribollente di Città del Messico e ne estrae un “chilli con carne” autentico e riconoscibile.
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2001: ODISSEA NELLO SPAZIO. (2001: A Space Odyssey); Gran Bretagna 1968. Stanley Kubrick Con Keir Dullea, Gary Lockwood, William Sylvester. - . 141'.
di Dario Bevilacqua
Prologo: l’alba dell’uomo. Dopo aver "scoperto" un misterioso monolito, un gruppo di scimmie dimostra di possedere la scintilla dell'intelligenza. I primati la applicano subito usando un osso come strumento per cacciare, ma anche come arma per uccidere altri loro simili. Con un salto temporale (esemplificato da una delle più famose scene della storia del cinema: l’osso lanciato in aria che diventa astronave) siamo nell’anno 2001: sulla Luna viene scoperto un misterioso monolito, identico a quello preistorico, che riceve impulsi da Giove. Qualche tempo dopo, diretto verso il pianeta maggiore del nostro sistema solare, l'astronauta Bowman si trova a doversi confrontare con il computer Hal 9000 (il nome si riferisce a un modello di IBM, usando le tre lettere che precedono tale acronimo), colpevole della morte dell’equipaggio. Dopo aver affrontato Hal, comincerà un nuovo viaggio. Ciclicità, conoscenza, civiltà. Conoscenza, civiltà, ciclicità. Civiltà, ciclicità, conoscenza.
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Alexander
(Alexander); USA/Gran Bretagna/Germania/Olanda 2004. Oliver Stone. Con Jared Leto, Val Kilmer, Angelina Jolie, Anthony Hopkins, Colin Farrell. Drammatico. 175'.
di Dario Bevilacqua
La vita, le conquiste e le sconfitte, tra storia e mito, di Alessandro Magno (Farrell, biondo come uno scandinavo, sottotono e insopportabile fino all’ultimo sospirato minuto), Re macedone che si spinse fino in India, inseguendo il suo sogno di conquista e di unificazione tra greci e barbari, sotto un'unica civiltà. “Alexander” presenta non pochi difetti:
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Across the Universe
(Across The Universe); Gran Bretagna/USA 2007. Julie Taymor. Con Joe Anderson, Dana Fuchs, Evan Rachel Wood, Jim Sturges. Musicale. 133'.
di Dario Bevilacqua
Jude è un operario navale di Liverpool che si imbarca per l’America in cerca di suo padre e di un po’ di fortuna. Lucy è la figlia di un ricco avvocato di Princeton. Si incontreranno lì e poi di nuovo a New York, alla fine degli anni Sessanta, nella contestazione e nel grido di libertà che ha pervaso quegli anni. “There was madness in every direction, at any hour. (…) You could strike sparks everywhere. There was a fantastic universal sense that whatever we were doing was right, that we were winning…And that, I think, was the handle - that sense of inevitable victory over the forces of Old and Evil”.
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Signorinaeffe.
Italia, 2007. Wilma Labate. Con Sabrina Impacciatore, Fausto Paravidino, Gaetano Bruno, Giorgio Colangeli, Clara Bindi, Luca Cusani, Marco Fubini, Filippo Timi, Fabrizio Gifuni, Valeria Solarino. Drammatico. 95'.
di Dario Bevilacqua
Emma Martano (Solarino, incantevole, intensa, convincente) è la speranza della sua famiglia e ha, nell’imminente laurea in matematica un futuro assicurato. Lavora come quadro intermedio nel reparto informatico della Fiat e ha un fidanzato da sposare. Ma nella Torino del 1980 l’inizio degli scioperi e degli scontri di classe le faranno cambiare prospettiva sulla sua vita e sulle sue scelte... Se la classe operaia va in paradiso i quadri intermedi non meritano neanche il purgatorio. Nell’autunno del 1980 la Fiat minaccia di licenziare 14.000 operai.
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Doppia recensione: L’ARTE DEL SOGNO
(La science des rêves); Francia/Italia 2006. Michel Gondry. Con Miou-Miou, Alain Chabat, Charlotte Gainsbourg, Gael García Bernal. Commedia. 105'.
di Dario Bevilacqua e Matteo Stefani
Bevilacqua: Stephane (Bernal, un po’ eccessivo ed un po’ troppo fanciullesco, nel complesso sufficiente), orfano di padre, torna a Parigi dal Messico, andando ad abitare nell’appartamento della madre francese. Inizia un lavoro in una ditta che produce calendari, ma il nuovo lavoro è troppo meccanico e limita la sua creatività. Al contempo, però, Stephane si innamora della sua vicina Stephanìe (Gainsbourg, incantevole come sempre, con il suo fascino da bruttina seducente), ma sarà difficile riuscire a farle capire il suo affetto. Il rapporto regista-personaggio/attore non è mai agevole.
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Mare dentro
(Mar adentro), Spagna, 2004. Alejandro Amenábar. Con Javier Bardem, Belén Rueda, Lola Dueñas, Mabel Rivera, Celso Bugallo, Clara Segura. Drammatico. 125'.
di Matteo Stefani
La vera storia di Ramón Sampedro, tetraplegico spagnolo che per anni ha combattuto per ottenere il diritto all'eutanasia. Opera d'insolito coraggio civile, morale, politico. La menomazione fisica narrata per quel che è. E per quel che impedisce d'essere. La durissima battaglia per l'eutanasia è in realtà specchio d'una scelta ancor più estrema e, se vogliamo, impopolare: il rifiuto d'ogni compromesso. D'ogni retorica salvifica e consolatoria.
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L'ignoto spazio profondo.
(The Wild Blue Yonder) Francia/Germania/Gran Bretagna/USA, 2005. Werner Herzog. Con Brad Dourif, Ellen Baker, Franklin Chang-Diaz. Sperimentale. 81'
di Matteo Stefani
Un alieno reduce da una missione fallita sulla terra, racconta cosa succederebbe se una navetta spaziale in orbita intorno alla terra, non vi potesse più far ritorno perché le condizioni di vita sul nostro pianeta sono diventate impossibili. Gli astronauti sarebbero costretti a cercare un altro pianeta dove stabilirsi. Manualetto breve d'eutanasia assistita per Stelle Morenti, questo Errare herzoghiano è uno smarrirSi soave. E tragico.
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Gran Torino
(Gran Torino), USA, 2008. Clint Eastwood. Con Dreama Walker, Brian Haley, Brian Howe, Doua Moua, Nana Gbewonyo, Sarah Neubauer, Christopher Carley, Cory Hardrict, Geraldine Hughes, Clint Eastwood. Drammatico. 116'.
di Dario Bevilacqua
Un veterano della guerra di Corea, Walt Kowalski (Eastwood, in parte, ma sopra le righe), ormai da tempo in pensione, vive gli ultimi anni della sua vita in solitudine. Vittima del suo carattere e di una malcelata intolleranza verso chi è diverso da lui. Urtato dalla prepotenza di alcuni bulli di quartiere, Kowalski si impegna per cercare di raddrizzare la vita al suo giovane vicino, un ragazzo asiatico senza padre che ha cercato di rubargli l’auto, la prestigiosa Ford Gran Torino del 1972. C’è un po’ di “Alpha Dog” in questo “Gran Torino”. C’è anche parecchio di “Crash – Contatto fisico”, che non a caso è dell’allievo Mike Figgis (anche se il “Maestro” ha l’intelligenza di spostare l’obiettivo da Los Angeles ad una non precisata periferia urbana, che potrebbe essere ovunque). C’è persino un po’ di “Taxi Driver”. Salva
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