I saggi di Amigi
30March La decisione "Obama-Healthcare" e le forme della democrazia

di Dario Bevilacqua

Il 28 giugno del 2012 la Corte Suprema degli Stati Uniti d'America si è pronunciata[1] su un ricorso attraverso il Patient Protection and Affordable Care Act, ossia la riforma della sanità voluta e messa in atto dal presidente Barack Obama[2]. La notizia è stata a suo tempo riportata dai media, anche perchè la decisione ha "salvato" la riforma che rischiava di essere aboliti perchè incostituzionale.

Qui interessa analizzarla sotto altri profili. Segnatamente quelli istituzionali, relativi al ruolo della Corte Suprema (e ai suoi omologhi negli altri Paesi) in rapporto ai poteri del Parlamento e a come le regole contribuiscano, ponendo limiti ed esigendo garanzie, al funzionamento della democrazia. Il diritto, quindi, favorisce e rafforza il principio democratico, andando ad assumere una posizione non meramente strumentale, ma anche dialettica, rispetto ai meccanismi rappresentativi propri del momento elettivo.

Leggi tutto
 
19January Una inattuale attualità

di Lorenzo d'Orsi

Il 25 gennaio 2012, per gli Incontri del Giovedì, Alberto Sobrero ha proposto una rilettura di The Great Transformation di Karl Polanyi (1886-1964), invitando a riscoprire quello che è stato un classico per gli economisti, gli storici e gli antropologi. Un’opera che alla luce dei paradigmi marxista e strutturalista aveva avuto una grande diffusione, ma che in seguito era lentamente scomparsa dai riferimenti bibliografici e che oggi, riabilitata dalla crisi globale, sembra riemergere prepotentemente. Negli Stati Uniti il libro è stato infatti ripubblicato nel 2008 e nel 2010, in Italia nel 2000 e nel 2010, ed è oggetto di continui approfondimenti (tra i più recenti: Joerges e Falke 2011; Graeber 2011; in italiano Laville-La Rosa 2008). In Né questo né quello. Rileggere Polanyi in corso di pubblicazione nel prossimo numero de L’Uomo, Alberto Sobrero prosegue e approfondisce il discorso sulla inattesa ricomparsa delle idee di Karl Polanyi e sul riconoscimento del pensatore ungherese come referente teorico di quanti criticano l’attuale economicismo mondiale. In quest’occasione non si ha invece la pretesa di aggiungere molto, ma solo di tratteggiare (per grandi linee) alcuni aspetti del pensiero di Karl Polanyi per offrire possibili spunti di riflessione e per indurre il lettore ad ulteriori approfondimenti.

Leggi tutto
 
18November L'Italia della TAV e delle alluvioni

di Piero Bevilacqua

Intervenire sulle alluvioni che ogni anno provocano disastri ambientali e morti in qualche angolo della Penisola fa sentire come i sacerdoti che celebrano uno stanco e inutile rito, cultori di una religione ormai spenta. L'Italia impone ai suoi osservatori l'”eterno ritorno dell'eguale”. Eppure corre sempre l'obbligo di ripetere, di tenere vive le armi della critica, di ricordare. La lotta è fatta anche di ripetizioni e di repliche. E in questo caso sono più che mai necessarie.

Leggi tutto
 
11August L'Ilva e la sinistra

di Piero Bevilacqua

Credo anch'io, con Alberto Asor Rosa, che il dilemma lavoro/ambiente fatto emergere drammaticamente dalla vicenda dell'Ilva di Taranto, costituisca «la problematica fondamentale con la quale avremo a che fare nel corso dei prossimi decenni»1. Aggiungerei che essa riporta in primo piano e in forma paradigmatica, il nodo teorico e culturale che la sinistra non è stata in grado di affrontare nella seconda metà del '900. E non soltanto in Italia. Certo, non sfugge a nessuno il dramma sociale che vivono in questo momento le migliaia di famiglie minacciate dalla perdita del lavoro e del reddito. E dunque sappiamo bene quale difficile compito sindacati e forze istituzionali hanno di fronte dopo la lodevole, coraggiosa, obbligata iniziativa della magistratura. Ma tale stato di necessità, questa gigantesca questione sociale in uno momento per giunta acutissimo della Grande Crisi, non può impedirci di pensare ai significati più generali della vicenda e ai rischi che essa presenta. Asor Rosa paventa, osservando la riduzione della classe operaia italiana a «classe particolare», che essa finisca col porsi contro le ragioni dell'ambiente e quindi contro l'interesse generale. La sua legittima difesa del lavoro, infatti, la spinge a collocarsi a difesa della continuità produttiva e dunque dell'interesse padronale. Contro gli interessi degli altri cittadini che operai non sono, contro la salute del territorio tarantino, che riguarderà anche la vita delle prossime generazioni. Ma questo rappresenta esattamente il capovolgimento delle finalità strategiche e della storia della classe operaia. Quanto meno della classe operaia politicamente orientata dalla sinistra. E paradossalmente in una fase nella quale la difesa dell'ambiente rappresenta il nuovo orizzonte di rappresentanza generale, la nuova universalità di una politica progressista.

Leggi tutto
 
12July Un problema chiamato Pd

di Piero Bevilacqua

Ricordo che l'idea ispiratrice da cui nasce il Partito Democratico arriva storicamente tardi, quando il bipartitismo di tipo angloamericano, a cui esso si rifà, era in conclamato declino e ormai andava svuotando, in quasi tutti i paesi in cui si era affermato, la sostanza della vita democratica: l'effettività della rappresentanza dei cittadini e la partecipazione popolare. Una Grande Trasformazione si è consumata infatti nell'ultimo trentennio negli assetti tradizionali delle democrazie rappresentative: la scomparsa di fatto della figura del partito di opposizione. L'eclisse della “competizione di classe” tra i grandi partiti politici – surrogata da una semplice “competizione elettorale” – ha spinto sempre più verso una gestione monopolistica del potere. Il sociologo americano Richard Sennet ha paragonato la sostanziale identità di posizioni fra partiti di governo e di opposizione alla funzione che ha il telaio nell'industria automobilistica. Le grandi fabbriche producono un medesimo telaio per tutte le automobili, ma poi vi aggiungono vari optionals«dorature», dice Sennet – per rendere diversificati i prodotti destinati al pubblico, ma che sono sostanzialmente simili, come i programmi elettorali dei partiti.

Leggi tutto
 
02June “Alba” tra tecnica e politica. Società civile senza rappresentanza o intellettuali senza partito?

di Gregorio Sorgonà

Il presente contributo intende riflettere sulla nascita del movimento politico “Alba”1 inquadrandolo in una cornice temporale più ampia della parabola che ne legge la nascita secondo una linea di continuità con la stagione dei girotondi. Il nodo storico che questi due movimenti sottendono riguarda i rapporti e le fratture tra intellettuali e partito dentro il mondo della sinistra italiana, l’ipotesi è che il 1968 rappresenti, anche sotto questo punto di vista, un momento di svolta. La frattura in questione non ha un andamento cronologico lineare e diventa più evidente a partire dall’inizio del nuovo secolo. L’esperienza del governo “tecnico” guidato da Mario Monti ha contribuito alla sua riemersione, agevolando, nel dibattito pubblico, una divisione tra “tecnica” e “politica”2 che, non casualmente, a sinistra, e dai partiti di sinistra, è stata sottolineata con particolare enfasi e preoccupazione.

Leggi tutto
 
28January Diritti, lavoro e rilancio dell'economia: la strana ricetta dei "giuslavoristi del licenziamento facile"

di Dario Bevilacqua*

I manuali di diritto del lavoro adottati nelle facoltà di Giurisprudenza partono tutti da un concetto ormai consolidato: il contratto tra datore e prestatore di lavoro non è uguale ai normali rapporti tra contraenti. Si tratta di una forma contrattuale speciale, derogatoria, perché le due parti in causa sono, per definizione, in posizione di disparità sostanziale.

Leggi tutto
 
03December La questione territoriale

La questione territoriale

di Piero Bevilacqua

Chi, ormai da decenni, studia la storia del territorio italiano, di fronte alle frane e ai morti delle Cinque terre e ora al disastro di Genova, oltre al dolore per le vittime prova oggi uno scoramento profondo. La voglia di non dire nulla, il senso dell'inutilità di scrivere e protestare. Chi scrive è troppe volte dovuto intervenire per commentare simili tragedie, tentando di mostrare le cause morfologiche e storiche che sono normalmente all'origine delle cosiddette calamità naturali nel nostro Paese. E, per la verità, lo ha fatto insieme a voci sempre più numerose e agguerrite di geologi, meteorologi, esperti. Tutto invano. E nell'ultimo ventennio più invano che mai, considerata la qualità intellettuale e morale del ceto politico di governo che ci è capitato in sorte e che del territorio italiano si è occupato per darlo in pasto agli appetiti speculativi.

Leggi tutto
 
04June L’acqua che unisce

L'acqua che unisce

di Piero Bevilacqua

Senza nulla togliere al merito grandissimo dei comitati per il referendum sull'acqua pubblica, credo che tanto il successo nella raccolta (un milione e 400 mila firme) che la rapidità con cui essa è stata realizzata, nasconda ragioni che non ci devono sfuggire. C'è nel fondo della nostra cultura, e per così dire ancestralmente legata alla nostra esistenza, la convinzione che l'acqua, prima ancora di manifestarsi come «bene», ci appartenga come esseri umani, che essa è nell'aria, sulla terra, nel nostro corpo. È dunque un elemento del mondo vivente, inseparabile da esso. Non solo il suo regime economico e giuridico, come ricordava Giandomenico Romagnosi, «non può essere regolato intieramente coi principi coi quali si dispone di un pezzo di podere o dell'area di una casa». Ma essa mostra altresì una universalità originaria nel processo della sua formazione che la distingue da gran parte delle altre le altre risorse naturali, rendendola moralmente incompatibile con la sua mercificazione. Il ciclo dell'acqua è un'opera gigantesca e completamente gratuita, realizzata dal sole, che solleva l'elemento dagli oceani e da quello sparso nel pianeta e lo redistribuisce purificato in forma di pioggia. Senza alcun intervento umano. Solo il momento terminale del suo convogliamento e della sua ripartizione necessita di un intervento tecnico e comporta dei costi. E solo questi costi dovrebbero essere sostenuti dagli utenti, per avere a casa un bene che viene gratuitamente dal cielo, mentre oggi le grandi corporations dell'acqua vogliono lucrarci profitti ingenti.

Leggi tutto
 
21May Beni comuni e predazione privata

di Piero Bevilacqua

In un celebre brano della Ricchezza delle Nazioni, Adam Smith osservava «Le cose che hanno il maggiore valore d'uso hanno spesso poco o nessun valore di scambio; e, al contrario, quelle che hanno maggior valore di scambio hanno spesso poco o nullo valore d'uso. Nulla è più utile dell'acqua, ma difficilmente con essa si comprerà qualcosa (...) Un diamante al contrario, ha difficilmente qualche valore d'uso, ma in cambio di esso si può ottenere una grandissima quantità di altri beni». A quasi due secoli e mezzo di distanza possiamo misurare il cammino percorso nel frattempo dal capitalismo. Quella che era una risorsa fondamentale alla vita umana, ma libera, perché non appartenente a nessuno (res nullius) e priva di valore in quanto straordinariamente abbondante, è oggi diventata una preziosissima merce. E' il diamante della nostra epoca. La sua scarsità in rapporto ai bisogni della popolazione, e le possibilità tecniche della sua distribuzione e partizione la rendono un bene di mercato. Ma l'acqua che diventa merce non racconta solo un tratto di storia, ci parla anche del nostro presente e ci proietta negli scenari dell'avvenire. Le risorse fondamentali dell'umanità, la terra fertile, le foreste, i mari, il patrimonio genetico delle piante agricole, la biodiversità, l'aria salubre, i minerali e le fonti di energie del sottosuolo, proprio perché diventano sempre più scarsi, e in virtù delle crescenti possibilità tecniche del loro utilizzo, si trasformano in merci sempre più ambite e «recintabili» dai privati. L'accaparramento oggi in corso delle terre agricole in Africa, da parte della Cina, Arabia Saudita, ecc. ci illustra con eloquenza il fenomeno ormai in atto. Così possiamo facilmente prevedere l'aspro conflitto che si para davanti a noi. Mentre finalmente prendiamo atto che le risorse non sono infinite, e che essendo indispensabili per la sopravvivenza stessa dell'umanità, non appartengono ai singoli paesi, ma sono patrimonio di tutti i viventi, il capitalismo tende a trasformare la sopraggiunta scarsità in nuovi territori di profitti privati. Anzi – come ad esempio nella imposizione di brevetti su piante che appartengono alla sapienza degli indigeni – esso crea una scarsità artificiale attraverso l'istituzione di un monopolio su un bene che prima apparteneva alle comunità locali.

Leggi tutto
 
22March L'internazionalismo del capitale e il localismo del lavoro

di Piero Bevilacqua

Una domanda si aggira inquieta per le menti d'Europa che pensano alla politica come alla leva della libertà dei popoli e del governo del mondo. Per quali ragioni, il neoliberismo, la travolgente iniziativa capitalistica, avviata negli anni '80 in Gran Bretagna e in USA, e diventata pensiero unico planetario, è ancora così vivo e dominante in quasi tutti gli Stati? Eppure, quella stagione è finita nel fango della più grave crisi degli ultimi 80 anni. Non solo. Essa ha mancato pressoché tutti i suoi obiettivi dichiarati. Non ha creato nuovi posti di lavoro, anzi la disoccupazione è dilagata ben prima del tracollo del 2008, nonostante le imprese abbiano ottenuto dai vari governi nazionali flessibilità e precarietà dei lavoratori mai sperimentate prima. Alla fine degli anni '90, come ha mostrato un grande esperto del problema, Kevin Bales si potevano contare ben 27 milioni di schiavi diffusi nei vari angoli della terra. E nel 2000 erano al lavoro ben 246 milioni di bambini. Uno scacco alla civiltà umana che non può certo essere compensato dai nuovi ricchi affacciatisi al benessere nei paesi a basso reddito. Ma forse il fallimento più grande il progetto neoliberista l'ha subito sul terreno che gli è più proprio: la crescita economica. Tra il 1979 e il 2000 il tasso medio di crescita annuale del reddito mondiale procapite – come ha mostrato  Branco Milanovic – è  stato dello 0,9%. Assolutamente imparagonabile al 3% e talora oltre dei periodi precedenti.

Leggi tutto
 
02February Conservatori gli studenti? Alcune riflessioni a partire da un articolo di Sergio Luzzatto

di Saverio Luzzi

Il 2 gennaio 2011, «Il Sole 24 Ore» ha pubblicato un articolo di Sergio Luzzatto intitolato Conservatori gli studenti, miopi i politici e avente come tema la riforma universitaria promossa dalla titolare del dicastero della Pubblica istruzione, Mariastella Gelmini1.

L’analisi di Luzzatto potrebbe essere definita di tipo «neneista»: con la ministra Gelmini, con gli studenti e i ricercatori che contro di essa sono scesi in piazza. L’autore di Padre Pio. Miracoli e politica nell’Italia del Novecento (Einaudi, 2007) accusa le due parti di incapacità di comprensione reciproca e colloca questa sfasatura non in un ambito contingente, ma in una prospettiva di lungo periodo – in riferimento alla storia dell’Italia repubblicana – in cui le giovani generazioni contestano «a prescindere» ogni iniziativa legislativa proposta dagli adulti al potere, e in cui questi ultimi, invece, guardano gli studenti dall’alto in basso. I giovani, oggi come ieri, non sanno cogliere «quanto di positivo può venire al paese da esperienze riformatrici»; gli adulti al governo non riescono a calarsi realmente nelle problematiche delle nuove generazioni (a tal proposito, Luzzatto cita la tanto celebre quanto infelice espressione «bamboccioni» che un uomo di grande rettitudine come Tommaso Padoa-Schioppa adoperò per definire i giovani precari).

Leggi tutto
 
31January Gli operai, la Fiat e il PD

di Piero Bevilacqua


Per comprendere meglio ciò che accade a Mirafiori e a Pomigliano è necessario affondare lo sguardo nelle tendenze storiche che muovono il capitalismo del nostro tempo. E bisogna scomodare Marx. Egli aveva colto come “legge fondamentale dell'accumulazione capitalistica”una tendenza già evidente ai suoi tempi e oggi conclamata: «Dato che la massa di lavoro vivo impiegato diminuisce costantemente in rapporto alla massa di lavoro oggettivato da essa messo in movimento (cioé ai mezzi di produzione...) anche la parte di questo lavoro vivo che non è pagato e si oggettiva nel plusvalore, dovrà essere in proporzione costantemente decrescente rispetto al valore del capitale complessivo impiegato. “Nel corso del suo sviluppo, dunque, il capitalismo riduce costantemente la quota di lavoro per unità di prodotto, cercando di sfuggire alla caduta tendenziale del saggio di profitto e di sostenere la competizione. Quella competizione che oggi esso stesso si fa delocalizzando parte delle sue imprese nei paesi a bassi salari. Ma il capitale che espelle lavoro cerca di sfruttare più intensivamente quello che impiega, perché più ridotta diventa nel frattempo la quota da cui può estrarre plusvalore. André Gorz ha riassunto lapidariamente questa attuale contraddizione del capitale in cui i lavoratori vengono stritolati: “più la quantità di lavoro per una produzione data diminuisce, più il valore prodotto per lavoratore – la sua produttività – deve aumentare affinché la massa del profitto realizzabile non diminuisca. Si ha dunque questo apparente paradosso per cui più la produttività aumenta, più è necessario che aumenti ancora per evitare che il volume del profitto diminuisca. La corsa alla produttività tende così ad accelerarsi, gli impiegati effettivi a essere ridotti, la pressione sul personale a inasprirsi, il livello e la massa dei salariati a diminuire.”E in questa morsa oggi, letteralmente, si soffoca. Chi ha la pazienza di leggersi la grande inchiesta della Fiom del 2008, condotta su un questionario cui hanno risposto 100 mila lavoratrici e lavoratori, può farsene un'idea.

Leggi tutto
 
10January Hans Kelsen e il "giudice delle leggi"

di Irene Bevilacqua

Nello stato contemporaneo qual è la vera funzione di un “giudice delle leggi”? Normalmente si dice che questo giudice serve a rendere obbligatoria e operante una costituzione. Ma al di là di questa funzione immediata, «a quale esigenza profonda della vita collettiva corrisponde l’adozione di un controllo giudiziario sulla costituzionalità delle leggi»1? Hans Kelsen2, nel 1928, definiva così il fine ultimo della giustizia costituzionale: «se l’essenza della democrazia risiede non già nell’onnipotenza della maggioranza, ma nel continuo compromesso tra le parti che la maggioranza e la minoranza rappresentano nel parlamento, e quindi nella pace sociale, la giustizia costituzionale appare lo strumento idoneo a realizzare questa idea»3.

Leggi tutto
 
15December Novecento diviso: tra riduzionismo tecnico-scientifico e sapere delle connessioni

di Piero Bevilacqua

Intanto una premessa chiarificatrice sui termini utilizzati nel titolo. Perché uso la parola sapere, distinta da scienza? Non sto ricorrendo a un sinonimo per eliminare una cacofonia da ripetizione. Nel mio vocabolario la scienza è un fenomeno storicamente determinato dell'età contemporanea: con la sua ricerca istituzionalizzata, divisa in discipline, con le sue procedure universalmente riconosciute, i suoi protocolli, le sue finalità eminentemente tecniche, la sua dipendenza dai poteri dominanti, la sua incorporazione nella macchina della produzione capitalistica. A quest'ultimo proposito sappiamo, almeno dai tempi di Marx, che «l'invenzione diventa un'attività economica e l'applicazione della scienza nella produzione immediata un criterio determinante e sollecitante per la produzione stessa»1.

Leggi tutto
 
28June Sugli incentivi pubblici ai consumi privati

di Saverio Luzzi1

Il 22 maggio 1962, Ugo La Malfa, titolare del dicastero del Bilancio nel governo Fanfani IV, espose in Parlamento quella a tutt’oggi rimane una delle analisi più lucide, e critiche, delle modalità di sviluppo dell’economia italiana: la cosiddetta Nota aggiuntiva al bilancio statale di quell’anno2. È noto che il governo Fanfani IV, pur non essendo organicamente di centro-sinistra, realizzò una serie di riforme le quali cambiarono in meglio il volto del paese: dall’aumento delle pensioni alla nazionalizzazione dell’energia elettrica, dall’allentamento della censura all’istituzione della scuola media unificata, con incremento dell’obbligo scolastico fino all’età di quattordici anni. Il “tintinnare di sciabole” del Piano Solo, e ancor prima il blocco imposto dalla Dc ai progetti di Fiorentino Sullo per una nuova normativa sull’edificabilità dei suoli, posero sostanzialmente fine a quella stagione di rinnovamento, nonostante l’ingresso del Psi nell’esecutivo avvenuto a partire dalla IV Legislatura3.

Leggi tutto
 


Iscriviti alla newsletter di Amigi

Nome:

Email:

Amigi su YouTube

Guarda tutti i video dei nostri incontri

Amigi su Facebook

 

Historia Magistra e Amigi

 

Amigi collabora con la rivista "Historia Magistra" diretta da Angelo d'Orsi.

Vi invitiamo ad abbonarvi a "Historia Magistra" cliccando qui.

Siti amici

 

GTranslate

Basque Chinese (Simplified) English Finnish French German Greek Irish Portuguese Romanian Russian Spanish Swedish Ukrainian Vietnamese Yiddish

Amigi.org non rap­p­re­senta una tes­tata gior­nal­is­tica in quanto viene aggior­nato senza alcuna peri­od­ic­ità. Esso non può per­tanto con­sid­er­arsi un prodotto edi­to­ri­ale ai sensi della legge 7 marzo 2001, n°62.
Amigi.org non è respon­s­abile dei siti col­le­gati tramite link né del loro con­tenuto. Esso può infatti essere soggetto a vari­azioni nel tempo che non dipendono dalla nostra volontà.