|
Libri da leggere
di Piero Bevilacqua
Si segnalano in questa rubrica libri e saggi che hanno speciali caratteristiche. L'intenzione è di privilegiare opere dotate di particolare forza analitica, portatrici di una visione critica della realtà sociale, del potere, delle ideologie e delle culture dominanti. Una sorta di “biblioteca ideale” in cui raccogliere il pensiero che ha indagato e continua a indagare alla radice, nei suoi caratteri fondativi e nelle sue intime connessioni, il mondo contemporaneo. E' una iniziativa che nasce da una precisa consapevolezza: siamo entrati in una fase storica in cui si va esaurendo la capacità interpretativa dei saperi moderni. Quelli fondati in Europa nel XVII secolo. Tanto le scienze naturali che quelle sociali, divise in ambiti sempre più specialistici e separati, offrono una conoscenza ormai inadeguata e mùtila di una realtà che mostra connessioni sempre più sorprendenti. Il mondo che oggi appare finalmente nella sua totalità sfida i vecchi paradigmi, le scienze che si erano divisi il campo per il dominio strumentale sulla natura e sulla società.
La natura, che ha perso la sua falsa infinità, mostrandosi come il “sistema chiuso” del pianeta Terra e la società che si fa globale, richiedono oggi drammaticamente un sapere olistico: non solo una conoscenza delle parti, ma una scienza delle connessioni. E al mondo rappresentato – con cui il capitalismo riesce a nascondere le basi inique del suo dominio - occorre contrapporre il mondo reale dell'analisi critica.
Karl Marx, Fredrich Engels, Il manifesto del Partito comunista (1848) Trad.it. Di E. Cantimori Mezzomonti, Einaudi Torino, 1962
Scritto nell'anno in cui i movimenti popolari sconvolsero, con una ampiezza mai più ripetutesi, tante città e terre d'Europa, è questo il testo più celebre dei due grandi pensatori rivoluzionari. Ancora oggi questo agile libretto costituisce una lettura stupefacente e per tanti versi profetica di quello che il capitalismo sarebbe diventato. Qui si trovano descritti la tendenza alla globalizzazione della borghesia industriale, la sua capacità di distruggere le strutture e le culture dell'antico regime, le crisi cicliche del capitale, il sorgere della classe operaia come protagonista di una nuova epoca di conflitti sociali. E' il modo di produzione capitalistico in tutta la sua forza rivoluzionaria, e al tempo stesso distruttiva, penetrato e descritto con una scrittura di ineguagliata potenza.Lo si consiglia perché ancora oggi aiuta a capire il mondo turbolento in cui viviamo e perché « Chiunque voglia tentare di capire la condizione sociale dell'umanità deve occuparsi del pensiero di Karl Marx. » (F. Capra)
Edgar Morin, Il pensiero ecologico.
Questo grande pensatore francese ha avuto il merito di studiare a fondo le scienze contemporanee e di metterne a nudo il meccanicismo e il riduzionismo. A partire da Galilei e Cartesio, la scienza ha smembrato la totalità vivente per poter isolare e studiare separatamente i singoli fenomeni, dando vita alle discipline specialistche. Un metodo e un dominio riduttivo sulla realtà che si è protratto fin dentro il XX secolo e che è anche all'origine dei presenti problemi ambientali. L' avvento delle scienza ecologica ha messo in crisi il paradigma riduzionista, mettendo in evidenza come tutti i fenomeni del mondo reale sono legati tra loro in connessioni complesse e al tempo stesso al contesto in cui operano e da cui sono a loro volta condizionati.
Questo testo non è certamente l'opera più importante di Morin, consegnata ai vari volumi della Méthode. Ma essa ha il merito di sintetizzare con chiarezza e leggibilità il pensiero di questo studioso in un ambito rilevante ed esemplare.
Lewis Mumford, Tecnica e cultura ( 1934) il Saggiatore, Milano 1961.
Di questo versatile e multiforme intellettuale americano – era urbanista, sociologo, storico – merita di essere segnalato un testo che, tra gli altri temi, affronta il rapporto fra uomini e macchine e soprattutto l'affermarsi del tempo astratto nella nostre società. Mumford, che è dotato di uno spregiudicato senso critico, mostra come il tempo diventa strumento di regolazione della vita degli individui, imponendosi quasi come un elemento naturale dell'esistenza quotidiana, mentre di fatto non è che è l'ordine del lavoro imposto e del controllo sociale. « Quando – egli scrive – si pensa al tempo non come un seguito di esperienze, ma vome un insieme di ore, minuti e secondi, si crea l'abitudine di considerare il tempo, e di risparmiarlo.
Il tempo venne assumendo un carattere di spazio chiuso, che poteva venire diviso, venir riempito, venire anche aumentato, con l'invenzione di strumenti che facessero risparmiare del lavoro.Il tempo astratto divenne il nuovo ambiente vitale. Le stesse funzioni organiche ne vennero regolate: oggi si mangia, non perché sentiamo fame, ma quando lo dice l'orologio; si va a dormire, non quando siamo stanchi, ma quando l'orologio lo stabilisce .»
Questo testo aiuta a comprendere che oggi la tirannia del tempo non è che una costruzione storica, finalizzata al dominio delle moltitudini. Una premessa culturale indispensabile per comprendere la sua sostituibilità con un tempo riportato ai reali bisogni umani.
Barry Commoner, Il cerchio da chiudere (1972) Presentazione di G. Nebbia, Appendice di V. Bettini Garzanti, Milano 1986.
Questo saggio del biologo Commoner costituisce una specie di manifesto del pensiero ecologico americano, destinato a una risonanza mondiale. Si tratta di una circostanziata ricognizione sulle sofferenze del pianeta Terra realizzata da uno scienziato, e per giunta dall'interno di una delle discipline più esposte sul versante della vita, ma anche più interna al paradigma riduzionista. L'originalità della chiave interpretativa di Commoner è che la natura viene presentata come un insieme di cicli vitali, formatisi in milioni di anni di evoluzione, che tendono a “richiudersi”, cioè ad alimentare il circolo della rigenerazione.
Così è per l'aria, per l'acqua, per il suolo. Oggi l'introduzione di nuove molecole chimiche, di rifiuti la cui composizione non esiste in natura, sta spezzando la ricomposizione dei cicli. La natura è impedita nei suoi processi di rigenerazione delle risorse. « Improvvisamente – scrisse Commoner in questo saggio del 1972 – abbiamo scoperto ciò che avremmo dovuto conoscere da tempo: che è l'ecosfera a garantire la sopravvivenza dell'uomo e la continuità di tutto il suo agire; che tutto quanto non riesce ad adattarsi all'ecosfera è una minaccia ai cicli e agli equilibri ».
Il saggio è un forte antidoto all'ambientalismo di maniera e fornisce solide basi alla critica dello sviluppo illimitato.
Fritjof Capra, Il punto di svolta. Scienza, società e cultura emergente (1982), Feltrinelli Milano,(11^ edizione) 2008.
Capra è un fisico austriaco, che ha studiato e insegnato in diverse Università europee e degli USA e che in questo libro compie un'ardita ed encomiabile operazione intellettuale. Grazie a una cultura di non comune vastità – che spazia dalla filosofia moderna alla biologia, dalla medicina all'economia, dalla fisica dei quanti al pensiero orientale – egli ricostruisce i percorsi storici attraverso cui si è venuto formando e imponendo il pensiero scientifico moderno. A partire da Galileo e da Cartesio e grazie alla vasta sistemazione di Newton, la fisica diventa la scienza per eccellenza. Tutti i saperi ne saranno profondamente influenzati, dalla biologia alla medicina, all'economia. Essi formeranno il paradigma della conoscenza umana dell'Occidente fin quasi ai giorni nostri.
Merito della fatica di Capra è di aver mostrato come tale gigantesca costruzione intellettuale, che va da Galileo ad Einstein, premiata da indubbi successi sia culturali che economici, sia stata messa in crisi dalla scienza medesima: dalla fisica dei quanti, agli inizi del '900 e dalla teoria dei sistemi. E, aggiungiamo noi più decisamente, dalle scoperte dell'ecologia.
Oggi siamo a un punto di svolta, la realtà domanda un sapere più complesso e unitario per essere compresa. Un sapere le cui forme – ci ricorda Capra - erano già presenti, in forme di pura elaborazione culturale e religiosa, nel pensiero orientale. |