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di Piero Bevilacqua
Le scienze della riparazione.
L’esigenza di questo Convegno, il bisogno di una riflessione collettiva sui saperi del nostro tempo, muove da diverse ragioni. Esso nasce innanzi tutto da uno stato di profondo disagio. E’ il disagio che genera l’osservare le tensioni e i mutamenti che attraversano oggi le Università d'Europa. Il processo di unificazione del Vecchio Continente ha investito negli ultimi anni le strutture dell’alta formazione trascinandole in un vortice di innovazione continua[1]. Ma questa non ha interessato la qualità dei saperi, il rapporto fra le discipline, la natura della formazione. E' una innovazione che riguarda le pareti esterne dell’edificio. Un rovello riorganizzativo che punta all' omogeneità e all’uniformità delle procedure, alla misurazione e quantificazione delle prestazioni, di docenti e discenti, alla fissazione dei criteri di valutazione del merito. Il telos di tale incessante processo riformatore è l’adeguamento delle vecchie strutture formative delle Università ai bisogni di efficienza e di capacità competitiva che il sistema economico chiede alla società e al mondo della scienza. Esso domanda un supporto sempre più ravvicinato ai sui ritmi, alle sue necessità e congiunture, e quindi preme costantemente per una più evidente funzionalità strumentale dei saperi, per una loro più plastica aderenza alle necessità della macchina produttiva e dei consumi[2].
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